di Luigi Scardigli

PISTOIA. La piazza, quella del Duomo, a Pistoia, è piena: va in scena la quarta serata della 37esima edizione del Festival. Sono quasi in settemila, a saltellare, telefonini alla mano, in barba ai noiosi detrattori del Festival Blues, agli immancabili sofisti (questi si trovano ovunque, anche ai tornei di tresette) e agli intenditori, che vorrebbero puntualmente assistere allo spettacolo dell’artista che è morto o che si esibisce altrove. Chi c’è sul palco? Un’intelligentissima urlatrice, la figlia segreta di Grace Jones, l’ex modella di Brixton, Skin e la sua band inglese, gli Skunk Anansie, che per non saper né leggere, né scrivere, si attrezzano con un’amplificazione furiosa: se qualcosa non va, non se ne accorgerà nessuno. Infatti, nessuno si accorge che la seconda giurata extra comunitaria di X Factor, nonché ex collaboratrice di Raffaele Godano dei Marlene Kuntz nella Canzone che scrivo per te, senza dimenticarla come ex moglie della sua produttrice Christiana Wyly, conosce una sola nota, anche se la usa benissimo.

 

Le giornate, Deborah Anne Dyer, questi i dati anagrafici della quasi cinquantenne Skin, le trascorre principalmente in palestra: i suoi concerti sono un concentrato di energia, adrenalina, di salti scomposti e rischiosi della Pippi calzelunghe senza codini; senza allontanarsi mai il microfono dalla bocca, però. Esercita un potere mediatico straordinario, Skin: il suo pubblico – che non sono le adolescenti di Mika, né le sorelle maggiori che stravedono per Matt Berninger, dei National -, a Pistoia, ci è arrivato con i propri mezzi. Sono patentati, hanno moglie e marito, con prole al seguito, parecchi sulle spalle, istigati a divertirsi dai propri genitori. E poi conosce perfettamente l’arte mediatica, la sorella, di secondo letto, di Blade Runner, laureata (honoris causa) in design d’interni, che si diverte a provocare e a far saper a tutti come la pensi, intimamente. Canta, con sistematicità, da circa quindici anni; si muove, ad elastico, con disinvolta padronanza, dal cinema ai palcoscenici, dai video al piccolo schermo. E’ bella, trasgressiva e camuffa con impressionante naturalezza le quarantotto candeline che ha già spento, riuscendo, incredibilmente, a incantare il pubblico. I suoi suggerimenti sono ordini, le sue stravaganze sceniche quello che ognuno dei suoi fans aspetta in gloria. L’orario d’apparizione è fissato alle 22; ma la piazza è abbondantemente piena prima: si può partire, addirittura in anticipo. La Security ha prestato il fianco ad un’organizzazione un po’ troppo casereccia anche oggi, nel pomeriggio, durante il sound check: uno spettatore è salito sul palco per farsi un autoscatto con la pantera inglese; se avesse voluto accoltellarla, sarebbe stato lo stesso. Silvano Martini, comunque, il responsabile della Sicurezza del Festival dal 1985 al 2015 (lo rivedremo con la sua squadra nel 2017?) almeno per i concerti, è in piazza: di questo Festival non ne può fare giustamente a meno e visto che si trova sotto il palco, scatta anche foto memorabili, che presta gentilmente al nostro Portale. Dopo il tramonto, ad onor del vero, le cose vanno meglio: si sa che Skin, ferma e buona, non c’è mai stata. Tutto è pronto per riuscire ad assorbire al meglio i suoi raid, che arrivano con elvetica puntualità. Scende fino alle transenne: poi sale sulle balaustre e si lascia cedere tra le onde della folla che si accalca per vederla il più vicino possibile; il rischio che qualcosa vada storto c’è, ma Skin si fida della propria faccia tosta e dell’amore, incondizionato, dei suoi aficionados, che la vogliono così, anarchica, inelegante, senza regole. Skin, in realtà, è una metodista straordinaria, che conosce alla perfezione i meccanismi e le regole del successo e come fare per conservarlo. Nessuno le chiede qualcosa di più: lei non fa mai nulla meno di quello che può. L’equilibrio della macchina dello spettacolo è questo: Skin lo sa e non ha nulla da imparare. Prima delle 23,30, dopo aver simulato un’anticipata interruzione, se ne va davvero. Il suo spettacolo è un’implosione che non sparge sangue, non lascia feriti, non buca lo stomaco, non scalfisce la memoria, ma offre, a chi ha pagato il biglietto, la ricetta e gli ingredienti ideali per avere voglia, spente le luci, di tornare a casa. Se dovesse essere in scaletta anche alla 38esima edizione, Skin, sappiate bene che la piazza, per lei, si riempirebbe di nuovo. Ditelo, a chi non è voluto esserci.

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