di Luigi Scardigli
PORRETTA (BO). Soul? Beh sì, certo, ma quanto blues, per non parlare di funky, parecchio funky! A Porretta, i puristi che circolano come gufi agli altri Festival a caccia di improprie denominazioni ad origine controllata, non ce ne sono, del resto. Non ci vanno a casa Uliani perché sanno benissimo che lì, comizi ortodossi e sugli apparentamenti sonori, non se ne tengono: indispensabile, al Parco Rufus Thomas, saper suonare e saperla dare, la musica, come han fatto, ad esempio, ieri, sabato 23 luglio, la maliziosissima Toni Green (la conoscono bene a Porretta, nessuno si scandalizza più dei suoi abiti succinti o trasparenti), quel pagliaccio di Bobby Rush, o il giocoliere Vasti Jackson e quella band, supporto di tutti, che non ha battuto ciglio, dalle 20 all’una, senza soluzione di continuità, con il bandleader Anthony Paul a fare gli onori di casa, organo, fiati e coriste ad impreziosirla e quel pazzo di Derrick Martin, alla batteria, a far sentire che ritmi si tengono, da quelle parti. Anche la scommessa/promessa con il diavolo della pioggia della Tasmania è stata rispettata.

Sul Parco Rufus Thomas di Porretta, infatti, le prime gocce, timide, non certo torrenziali, sono iniziate a cadere intorno all’una di domenica 24 luglio, quando la terza serata della 29edizione del Festival Soul aveva già consumato il suo splendore. Sì, meraviglie allo stato puro, perché i microconcerti a ripetizione regalati sabato 23 sono e resteranno pietra miliare della musica dal vivo, non solo in quell’angolo di terra protetto e isolato dal vento e dalla cupidigia. Per far prendere fiato a tutti, soprattutto al pubblico, che non ha smesso un solo istante di saltellare di fronte alle esibizioni dei protagonisti, Graziano Uliani e Rick Hutton, gli Starsky & Hutch di Porretta, hanno interrotto il Niagara musicale con la consegna, a David Nathan, del Sweet Soul Music Award 2016, momento diplomatico, ma non certo imbalsamato, di una notte sfrenata, bollente, erotica, in particolare per due signore dalla primissima fila, alle quali Vasti Jackson ha ufficialmente chiesto la mano, almeno per una notte.

Ma anche faticosa, come per i due poveri cristi della sicurezza che sono stati costretti a rincorrere, sempre lui, l’incontenibile Vasti, lungo la scalinata del Parco, dove è andato ad intrufolarsi per far continuare a cinguettare la sua chitarra. Prima, dopo e soprattutto durante, come ha sempre fieramente sostenuto Mick Jagger, il tenore dell’amplesso artistico è stato orgiastico. Ognuno dei protagonisti aspettava il proprio turno nel back stage del Parco, che sono le tre file di seggioline in plastica disposte davanti l’angolo della ristorazione, tra il palco e la via di fuga dei gabinetti, riservata agli artisti o comunque agli addetti ai lavori, ma alla quale ha libero accesso chiunque sia affamato e assetato. Salutano il pubblico che non sempre ne conosce i fasti e le bacheche che trasudano premi e applausi, concedendo interviste a chiunque ne faccia loro richiesta. Graziano Uliani non si ferma un attimo; è lì, era lì un attimo fa, giura a chi si chiede se l’abbia visto in giro, ma non si trova mai, perché deve tenere in piedi le pubbliche relazioni praticamente con tutti, senza distinzioni di pedegree. Alle 19,30 – e manca ancora mezz’ora all’inizio ufficiale della serata - il Parco già registra il pienone; i fotografi si sono divisi le prime due file, quelle nelle quali occorre stare accovacciati a terra: tra loro, qualche portoghese confesso, che pur non avendo braccialetti colorati ai polsi o tessere professionali appese al collo, non ha alcuna intenzione di privarsi della gioia di essere lì, a diretto contatto con gli artisti. Toni Green promette e mantiene occhiate particolari; Bobby Rush si travestirà da Mickael Jackson: bisogna osservarne i passi da vicinissimo e Vasti Jackson assicura che il sacchetto di patatine fritte che si è finito con impressionante voracità sono il carburante con il quale affumicherà i presenti, svisando con la sue sei corde fino all’inverosimile. Stasera, 24 luglio, si chiude il sipario. Per la notte degli Oscar, l’organizzazione rivuole tutti sul palco, in una carrellata trionfale di musiche, etnie, vangeli, sound, discendenze, aspettative e stupefacenze d’ogni credo.

Ci saranno praticamente tutti quelli che ci sono stati giovedì, venerdì e ieri. A Luca Ward e Luca Sapio, di Radio Uno Rai, durante la serata, verrà consegnato il premio speciale Latitudine Soul, un altro intermezzo giornalistico che avrà soprattutto il merito di far riposare gli spettatori più incalliti. Non sarà una notte di straordinari, ma un’altra serata da dividere e condividere con il popolo di Porretta, che intorno alla mezzanotte, in prossimità dell’epilogo, penserà alla trentesima edizione, alla quale manca esattamente un anno. Aria da saudade, quella brasiliana, che ha poco a che fare con il Soul, ma che rende perfettamente l’idea.
