PISTOIA. Siamo convinti che se Fabrizio Berti, presentatore ufficiale di molte manifestazioni del Pistoia Blues Festival, ieri sera, 21 dicembre, al Bolognini, non avesse annunciato che al posto dei The Voices of Georgia, costretti alla defezione per un improvviso malessere del tastierista, si sarebbero esibite le ragazze del Lousiana Gospel Psalmist, in pochi, tra quelli che hanno gremito la sala della succursale del Manzoni, se ne sarebbero accorti. E che nessuno, alla notizia, abbia battuto ciglio, dimostra, insindacabilmente, non certo lo spirito tollerante, nonché festaiolo, degli spettatori, ma la loro disarmante indifferenza: il 21 dicembre si va al concerto di Natale, come nelle case si compongono albero e presepe e alla mezzanotte si va a messa.

Una disaffezione confermata durante tutto lo spettacolo, che Carolyn Shield (tastierista e compositrice del quintetto), Angela Dunn, Alice Dixonlead, Melody Landry e Stephany Roan, le cinque ragazze di Balton Rouge, importante cittadina della Lousiana seconda solo alla capitale New Orleans, sulla sponda orientale del Mississipi, hanno inutilmente provato a surriscaldare, complici anche loro, in realtà, di un groove spesso latitante, assente. Certo, il pubblico, quel pubblico, che ai concerti non vediamo mai, era in procinto di canticchiare Oh Happy Days e casomai versare due lacrime da rito consumato e quando invece ha dovuto fare i conti con il newgospel, intonazioni a cappella e venature jazz, si è trovato un po’ spiazzato, rispondendo con flebile entusiasmo alla carica delle cinque ragazze. Che non hanno forse avuto il tempo di accordarsi con la loro compositrice e la sua tastiera, perché più di una volta, il suono classico, opereggiante, delle vocalist non è riuscito a sintonizzarsi come avrebbe dovuto, riempendo la sala di un'armonia stridula, disaccordata. A questo aggiungete poi che una delle cinque ha dovuto fare i conti con le esternazioni virali di un’influenza che l’ha colta proprio nel bel mezzo dello spettacolo e che ne ha ridotto, parecchio, tonalità e allegria. Sarà per un’altra volta, nessun problema. Ma il problema, a nostro avviso, sta proprio qui: che il gospel si è ormai atavicamente personificato con i rami degli abeti innevati da schiuma da barba e ovatta e che lontano dal Natale non abbia ragion d’essere, come se le eventuali canore invocazioni religiose riscuotessero una maggiore e migliore cassa di risonanza solo nei paraggi della natività. Le ragazze della Lousiana Gospel Psalmist invece, che rispondo alla lettera ai prototipi fisici e comunicativi di quel genere musicale (vestite di nero, camicetta rossa e tutte abbondantemente in carne), stanno invece forse cercando di sdoganare la loro musica anche nei mesi più caldi dell’anno e senza l’incombenza della stella cometa che ne indichi il cammino fino alla grotta. Anche la musica insomma ha bisogno di trovare un Antonio Latella che senza mettere becco nelle vicende bibliche riesca a festeggiare musicalmente il Natale senza i soliti addobbi, ma con altri riti.

 

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