di Emiliano Degl'Innocenti

Ho ascoltato più volte nelle ultime tre settimane (ovvero dal giorno della sua uscita) Blue and Lonesome, il nuovo disco dei Rolling Stones, perché, malgrado al primo ascolto non mi abbiano dato particolari emozioni positive, meritano di essere sentiti a fondo. Il disco inizia con uno shuffle gradevole, Just Your Fool, che non ricorda, se non per la melodia, l'originale cantato da Ella Johnson, un brano tranquillo di jump blues anni '50. Vedo che oggi su Spotify ha superato i tre milioni di ascolti. In Commit A Crime si cerca forse di ricreare l'atmosfera della registrazione ipnotica di Howlin' Wolf, senza riuscirci e cadendo in una dilettantesca pesantezza, che tutte le volte che l'ascolto mi spingerebbe a cambiare canzone prima che finisca.

Blue And Lonesome, la title track, è il tipico pezzo che autorizza chi non conosce il Blues a sentenziare che questa sia una musica triste (mannaggiavvoi e ai Rolling Stones)! All Your Love (o All Of Your Love), di Magic Sam, è una canzone che ascolto da tanti anni in diverse versioni, alla quale sono molto affezionato. Purtroppo, qui, la trovo cantata male e suonata con pesante mestizia e demoralizzazione, che mortificano la speranza che l’autore esprimeva con questo brano in studio e dal vivo. I Gotta Go è il primo pezzo ascoltabile del disco, cantato e suonato con sapienza, stile e passione. L’originale I Got To Go di Little Walter è una fantastica esplosione in stile Got My Mojo Working, raffinatissima e sporchissima allo stesso tempo: raffinata per l’arrangiamento e l’esecuzione, sporca per l’esasperazione della saturazione. Ma torniamo alla versione del disco di questi ragazzi. Come facevano agli esordi, hanno reso Rock ‘n Roll un brano Blues, un’operazione che ha portato tanta fortuna a loro e alla stessa musica delle loro origini, perché ha fatto apprezzare il sapore del Blues anche a chi è digiuno di radici. Complimenti. I due pezzi con Eric Clapton sono l’inutilità. Lo stile è completamente diverso dal resto dell'album, potremmo definirla una jam in allegria. Hate To See You Go (la traccia n° 8) è il pezzo che preferisco, meriterebbe di diventare un grande singolo (in effetti vedo che ha raggiunto i due milioni e mezzo di ascolti su Spotify e due milioni e due di spettatori su youtube). Vale tutto quello che ho detto per I Gotta Go (e questa la preferisco anche all’originale, per quanto possa aver senso un discorso di questo tipo). Si tratta di un Boogie di cui mi piace tutto: la voce di Jagger è qui più convincente e incisiva che in ogni altro brano del disco; Watts e Darryl Jones portano il groove con ipnotica e ostentata ostinazione; il risultato è ottimo, malgrado il finale sfumato. Negli altri quattro pezzi di ritrovano pesantezza e approssimazione. In diversi esaltano questo disco lodandone il ritorno alle origini (operazione, peraltro, di dubbio interesse) ma è ben lontano dall'esserlo. Gli Stones nei primi anni sessanta hanno fatto delle grandissime registrazioni mentre questo, sporcato artificialmente, non è paragonabile, né come suono, né come stile, né come intensità, né come filologia ai lavori degli inizi. Purtroppo sono lontani gli anni in cui gli Stones mettevano freschezza ed entusiasmo nel fare le cover. “Meglio meno, ma meglio”. Per i Rolling Stones questo avrebbe dovuto essere il motto da seguire e di questa sessione in studio avrebbero dovuto salvare solo Hate To See You Go.

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