di Luigi Scardigli

PISTOIA. Non basta essere musicisti stradotati per stare sul palco con Stefano Bollani. Per accompagnarlo, il bossanovista pentito, l’arrangiatore incompreso e incomprensibile, l’uomo del jazz che lo suona in dialetto, il musicista del cubo di Rubik, il più dotto e scanzonato conoscitore di tutti i sound, il più incarognito detrattore del reggae, l’imparagonabile corteggiatore delle melodie, l’unico pianista al mondo che riesce, contemporaneamente, a suonare con tempi jazz, blues, pop, funky, rock e tarantella pura, senza dimenticare la classica, bisogna essere, oltre che strumentisti tassonomicamente preparati, anche e soprattutto dei lazzari felici, che non possono separare la professionalità dal divertimento. Ieri, a Pistoia, questa piccola introduzione si è puntualmente verificata, soprattutto perché per questa Napoli trip, l’uomo del Nord cresciuto a Firenze e musicista onorario in ogni angolo del Mondo, si è fatto accompagnare da tre suoi fedelissimi amici, che oltre a potersi permettere il lusso di capirne anticipatamente il sound, sono principalmente preparati a viverne l’allegria: Nico Gori ai clarinetti, Daniele Sepe ai sax e Bernardo Guerra alla batteria, anche senza charleston.

Come se non bastasse tutto questo, poi, la storia di una delle serate più preziose di questa 38esima edizione del Festival Blues racconta anche che prima del viaggio partenopeo, sul palco, siano saliti, nell’ordine, Marco Biasetti e Flo. Un crooner meraviglioso, il cantautore mantovano, un mix tra Bruno Martino e Nicola Conte, un dotto conoscitore della grazia, che ha approfittato della vetrina pistoiese per presentare il suo ultimo lavoro in sala di registrazione, Quadri d’autore, raccolta nella quale trovano spazio, oltre alle varie cover, anche due suoi motivi, entrambi eseguiti durante la sua esibizione, peccato, quando le seggioline blu di piazza del Duomo non erano ancora gremite. Con la napoletanissima Flo (Floriana Cangiano) e la sua band parecchio vicina, non solo geograficamente, a Napoli Centrale (Ernesto Nobili alla chitarra, Marco Di Palo al violoncello e Michele Maione alle percussioni) la piazza è entrata decisamente nel clima: primo per la versatilità timbrica dei tre strumentisti, ma soprattutto in virtù delle considerevoli facoltà vocali della signorinella, nipote di una fattucchiera alla quale, durante i misteriosi contatti con l’aldilà presi per conoscere le sorti riservate alla nipote, le poche gocce d’olio versate su un piattino rimasero fortunatamente e provvidenzialmente separate e per Flo si sono aperte, poi, le porte del successo. Che merita, al di là di ogni ragionevole scaramanzia: perché vanta un diaframma portentoso, perché ha corde vocali flessuose e flessibili, perché si capisce benissimo quanto abbia studiato (Demetrio Stratos su tutti, ci permettiamo di sostenere, ma anche NCCP, la Montecorvino in particolare e, ultimo ma non ultimo, i Matia Bazar) e perché ha un semiserio senso del limite de delle sue elasticità, virtù questa che le ha consentito di essere promossa e accolta, seduta stante, ieri sera, nel set di Bollani e la sua band, con la quale ha spartito uno dei motivi della straordinaria Ria Rosa, la semisconosciuta sciantosa napoletana emigrata negli States in cerca di fortuna e impegno sociale.

E poi, lui, l’uomo delle meraviglie, la dimostrazione lampante che la musica è felicità, Stefano Bollani. Ha iniziato da Reginella, il suo trip napoletano, addomesticando il leggendario brano di Roberto Murolo a qualsiasi esigenza e desiderio musicale per poi prendere in rassegna, nelle due ore scarse di esibizione, altri brani fondamentali del variopinto e multiforme repertorio partenopeo, nel quale hanno trovato spazio e cittadinanza tutte le venature musicali, con una magistrale interpretazione blues e un'indescrivibile Putesse essere allero, uno dei tanti brani di uno dei musicisti del quale, difficilmente, i posteri potranno mai metabolizzarne la prematura scomparsa. Lo ha fatto, come al solito, rimbalzando goliardicamente sul seggiolino davanti ai suoi tasti, con i quali ha un rapporto decisamente introspettivo, intimista, insaziabile, inesauribile, ma profondamente giocoso, compiaciuto ed esaltato dalla manifesta complicità dei suoi colleghi, abili, e da tempo arruolati, per questo stupefacente viaggio.

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