CORINALDO (AN). Si è seduta al piano, che ha imparato a suonare sfruttando quell’orecchio magico che le consente di sintonizzarsi all’istante con qualsiasi nota e ha iniziato a cantare. A farle da indispensabile corollario strumentale, Julian Siegel ai sax, Francesco Puglisi al contrabbasso e Adam Pache alla batteria, un quartetto altamente jazz che meglio non poteva riassumere e chiudere la 19esima edizione anconetana di Corinaldo, che ha avuto, prima del gran finale con la Schuur, tre incontri di altissimo spessore musicale, a cominciare dall’esordio, affidato al quartetto Sea Side che si immerge nei fiati del fiorentino Nico Gori, seguito, nei due giorni successivi, dalla batteria di Peter Erskine e la sua The Dr Um Band prima e dalla California Dream Band, poi.

Ma visto che il nutrito e sontuoso cartellone marchigiano offriva in pasto anche Deedles (così, la mamma, chiamava amorevolmente la piccola Diane), alla signora del jazz non si poteva che riservare la serata dell’arrivederci. Che ha onorato al meglio, anche senza rispolverare i suoi antichi e indelebili successi firmati, spesso a doppio diaframma, con B.B. King, Ray Charles, Dizzy Gillespie, Stevie Wonder, Stan Getz, Josè Feliciano, duetti che l’hanno catapultata, ormai da parecchie stagioni, nell’incrollabile e immutabile olimpo delle voci jazz. Nemmeno l’assenza, forzata, della sua Puss Puss - la sua gatta che conosce la sua cecità e che per questo miagola in si bemolle per guidarla verso le dosi di coccole -, ha indebolito la straordinaria performance di Diane Schuur, che con il tempo e la familiarità a dividere il palco con i mostri sacri, ha anche forgiato l'aspetto pop delle esibizioni, tanto da venire eletta, nel tempo, reginetta dell’intrattenimento. Anche a Corinaldo la serata ha ricalcato lo standard delle serate cosmiche che la Schuur dispensa nel Mondo, impreziosita dalle congiunzioni culturali e umorali che la vocalist statunitense frappone tra un’esibizione e la successiva; i suoi concerti ricordano, per intensità ed emotività, quelli leggendari di Sinatra e della Garland, uno squarcio luminoso tra lo swing più raffinato e il jazz più colto incastonato, tra l’altro, nella surreale atmosfera dell’anfiteatro di Corinaldo, location naturale e suggestiva che ricorda, per più di un motivo, il Teatro Romano di Fiesole, altro sito sontuoso che ospita, da diverse stagioni, una delle tante rassegne jazz. Un'esibizione stratosferica alla quale gli spettatori più agguerriti di storia e musica hanno potuto addirittura aggiungere la visita guidata nel sito archeologico ospitante la manifestazione, un tour architettonico sul glorioso passato marchigiano compreso nel prezzo del biglietto del concerto.

Pin It