PISTOIA. È stata la serata dell’armonica di Sugar Blue o quella della chitarra di Sergio Montaleni? Chi, dei due, accompagnava l’altro? E senza la perfezione ritmica della batteria, targata Ufip, di Cj Tucker, siamo sicuri che ieri sera, sul palco del Santomato live, ormai punto di riferimento obbligatorio dell’Italia centrale che produce musica dal vivo, le cose sarebbero scivolate via con la stessa mastodontica gradevolezza? Le interrogazioni del Parlamento acustico della via Montalese non sono finite qui, naturalmente, perché sarebbe delittuoso - e aprirebbe una falla processuale letale, che rimanderebbe il dibattimento a data indefinita - non citare gli altri due componenti il commando che ha stregato la notte pistoiese: Damiano Della Torre, alle tastiere e Ilaria Lantieri, al basso. Se l’abito non fa il monaco, ma lo veste parecchio, si potrebbe concludere che la serata è stata quella di Sugar Blue; con quei jeans ricamati in bianco sulle terga e l’epa che non si può cingere nemmeno con una cintura monastica, il fiore all’occhiello non poteva che essere lui.

Del resto, sfogliando i suoi precedenti penali sonori, si devono registrare, come aggravanti, collaborazioni musicali che hanno il sapore mistico e leggendario di eventi. Sugar Blue è l’armonica che incalza Miss You, dei Rolling Stones (brano che ha chiuso il concerto) ed è sempre la sua armonica quella che personaggi del calibro di Stan Getz, Willie Dixon e Prince, tre nomi così, a caso, hanno voluto che partecipasse alla fotografia di gruppo per alcune memorabili tournée. Ma quella formazione che ieri sera ha immobilizzato il pubblico di via Sestini vanta qualche precedente degno, forse, di essere registrato. Sì, perché quel quintetto, alcuni anni or sono, si è dato appuntamento in un edificio che probabilmente, al palco del Santomato, somiglia anche, come dislocazione urbanistica; un po’ più a nord, per l’esattezza, così a nord da scavalcare le Alpi e arrivare in Svizzera, in un altro paesino ameno, ridente, che si chiama Montreaux e che da oltre trent’anni raccoglie la crema del jazz mondiale. Sugar Blue, in quella occasione, aveva, al suo fianco, gli stessi quattro musicisti di ieri sera. Coincidenze? Dubitiamo fortemente. Perché la regia della musica ha necessità di stabilire, tutte le volte che le è concesso, il solito medesimo equilibrio, che si materializza nel sound sul palcoscenico e che si ripercuote sul pubblico, diventando, in questo microscopico viaggio, groove, un binomio britannico che gode di traduzioni simultanee in tutti gli idiomi del mondo e che diventa, da Zenit a Nadir, spettacolo. Prima di Sugar Blue e dei suoi amici di viaggio, la serata ha avuto un prologo musicale degno di buon auspicio e valide intro: a riscaldare il pubblico, che non aveva certo bisogno di suggerimenti, sono saliti, direttamente da Turrita, altro posto incantato e magico, quelli della The Big Blue House, dotati del passaporto rilasciato alla giovane formazione dal contest Obiettivo Blues’In 2016, che si sono aggiudicati. Già, il Festival Blues. Sembrava che alla soglia dei quarant’anni la manifestazione scivolasse nei ricordi e invece, dopo qualche spigolatura regolamentare, si è arrivati a una nuova impostazione della manifestazione, che per non sbagliarsi si riproporrà proprio così come era nata: tre giorni, venerdì, sabato e domenica, sotto l’occhio della Tafuro dinasty, al quale, da pistoiesi, seppur adottati, siamo e saremo grati per sempre. Con il Festival Blues, infatti, il palco del Santomato è ormai legato a doppio filo e ieri sera, 16 marzo, il connubio ha partorito il suo primo precedente. Con quell’armonica leggendaria di Sugar Blue, che in più di una circostanza, ieri sera, si è fermata e genuflessa per ascoltare e lasciarsi trasportare dallo strumento imbracciato da quel ragazzo che risponde alle generalità di Sergio Montaleni, che proprio noi, in tempi non sospetti, segnalammo alle autorità giudiziarie musicali come un pericolosissimo musicista che avrebbe creato scompiglio – e non poco – tra le generazioni future. La Magistratura sonora, come al solito, famosa per la sua intempestività e lentezza, lo ha lasciato suonare liberamente e oggi, ormai, Sergio Montaleni, è un chitarrista che fa proseliti e scuola, tanto che Boss del calibro di Sugar Blue, lo vuole puntualmente accanto, in processione.

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