
PISTOIA. Senza la compagnia dell’attrice Eleonora Spezi, incontrata coincidenzialmente al concerto, la serata sarebbe stata sicuramente meno gradevole, soprattutto perché poco distante da noi, qualcuno ha scambiato il concerto di Nada con una passeggiata per le vie di Pistoia ai tempi del mercato. Peccato, perché invece di proibire la nicotina, alla Fortezza Santa Barbara, farebbero meglio a inibire l’ingresso agli stolti: il fumo si disperde nell’aere, il resto, no, ahinoi. Se ci concentriamo sull’esibizione invece, nonostante non sia certo la cantautrice livornese, a nostro presuntuoso avviso, un punto di riferimento musicale e artistico, allunghiamo volentieri l’applauso con la quale l’abbiamo salutata, perché è professionalmente interessante e, umoralmente, sufficientemente distratta da non prendersi sul serio, soprattutto quando cerca di dare alle proprie melodie quei connotati ginnici che dovrebbero sottintendere e decuplicare il trasporto e l’emotività.
Bellissimo, a proposito della trascendenza, il gesto dell’ombrello che le è forse sfuggito sulle note del terzo e ultimo bis, quello che non poteva non dedicare a quel suo compagno e musicista meraviglioso che è stato Fausto Mesolella (anche il conterraneo Piero Ciampi, poco prima, ha avuto il suo doveroso omaggio), con il quale Nada Malanima ha diviso e condiviso una parte particolarmente importante del proprio tragitto sonoro. L’operazione rivisitazione di cinquant’anni di carriera, che voleva essere, ed è stata, l’anima dell’esibizione, uno dei vari appuntamenti di questa edizione di Teatri di Confine, promossa in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus, è stata insindacabilmente impreziosita dal supporto strumentale offerto dalla chitarra e dalla sua piccola consolle del senese Andrea Mucciarelli, che ha accompagnato il viaggio a ritroso dell’indimenticabile enfant prodige di Sanremo (Nada esordì all’Ariston a tredici anni; chiunque altra, al suo posto, si sarebbe persa tra i rivoli della falsità accecante per un’adolescente e poi negli effetti speciali del botulino, allo scoccare, inesorabile, del tempo). Le canzoni che hanno segnato pagine indelebili di un’epoca difficile da ricordare, impossibile da riciclare, le ha proposte tutte, sfoggiando un’invidiabile e confortante maturità canora. Ci spingiamo oltre, consigliandole, nonostante le età, la sua e la nostra, lontane da esperimenti e illusioni, ma in virtù di un’energia da studenti liceali, di interfacciarsi, musicalmente, con il blues: conosce l’inesorabilità del tempo, ma ha saputo stabilirci un contatto che non fosse, soltanto, un’angosciante tracimazione; ci auguriamo che ci provi, saremmo curiosi e felici di ascoltarla all’opera. Anche se non dovesse darci retta, comunque, ci porteremo gradevolmente nella madia dei ricordi che custodiamo in fondo alla memoria il suo concerto, che non è mai andato oltre il proprio tracciato, ma non ha nemmeno mai sottovalutato il valore e l’essenza di una pagina che andava scritta nel migliore dei modi. Questa Nada, insomma, che ricordiamo bambina incredula sul palco più importante della Liguria e che con il tempo ha saputo, senza rinnegare una virgola della propria esperienza pop, crescere e provare a dare forma e corpo a fortunate coincidenze astrali, Ma l’anima ce l’ha, e si vede, e si sente. E noi, pubblico privilegiato, perché non pagante e con la licenza di poterne disquisire, siamo stati felici di ascoltarla.
