di Raffaele Ferro

PISTOIA. Notte di luna calante. La luna, antica come il tempo, tagliata a falce a sinistra, sinistra e grande, come grande è stato, nella sua sinistra, rauca e gutturale voce, Mark Lanegan. Artista segnato da una vita giovanile di dipendenze e depressione, risulta essere, con la sua prima band, gli Screaming Trees, artista  fondamentale per l'evoluzione del Grunge. Periodo e stile primi anni novanta che produsse gruppi mescolanti, influenze eclettiche, soprattutto l'hard rock, il punk rock e l'heavy metal. Per dirla tutta, sapori e rimandi dark e new wave sono stati l'atmosfera e l'impronta dello show di Lanegan. La sua band, compatta come potente valanga sonora, l'ha accompagnato, quasi immobile sul fronte palco, in nero, sguardo tagliente e lunga mosca al mento, calante, come la sua voce. È parso stanco, ma ha portato avanti lo show in maniera impeccabile, apprezzato dai suoi numerosi fans accorsi per l'occasione.

Dopo il cambio palco è stato il momento della Super Sonic Blues Machine band. Capitanata dal trio formato dall'italiano Fabrizio Grossi (bassista, produttore, cantautore), l'esplosivo batterista Kenny Aronoff e il cantante chitarrista, anch'egli britannico, con due album (West of Flushing, South of Frisco, del 2016 e Californisoul, dell’anno successivo) ha raggiunto la Top 15 della classifica degli album Billboard Blues. Eclettica e composita nel gusto, ci ha ricordato la tradizione rock blues targata Usa e anche un certo sapore hippie rock, con cori femminili e assoli alternati del frontman Lance Lopez e di un secondo chitarrista, coadiuvati dalle tastiere e dall'armonica. Lungo show, il loro (forse un po' troppo), a far desiderare, attendere, crescere una certa smania di sentire e vedere lo zio Billy (Billy Gibbons, Huston, classe '49, chitarra principale e voce solista dei mostri sacri Zz Top), come lo ha introdotto Fabrizio Grossi. Lo si è visto, finalmente, lo si è acclamato, nel suo completo nero e glitter lucenti, il cappello sugli occhiali da sole e l'inconfondibile, rossiccia, lunghissima barba. Il suono della sua SG Gibson, la famosa Diavoletto rosso-brillante (beer scritto sul retro) è arrivato potente, sotto la maestria delle sue dita. Su un altro piano, finalmente, il suono rock blues inconfondibile degli Zz Top. Pubblico in piedi, ora - scordate le scomode sedie -, in delirio a quel suono tagliente, amico e grezzo, del Blues. Si, menomale il blues a Pistoia è tornato, proprio nella serata di chiusura. Brani dei Supersonic Blues Machine serrati uno dopo l'altro; voce bassa e graffiante di zio Billy per Broken Heart, Running Whiskey e un paio di altri brani. Pubblico in delirio ma, tutto finito, già al termine? No, tranquilli. Richiesto a gran voce, torna di nuovo sul palco e, neanche a dirlo, fa un regalo a Pistoia spingendo la band nella mitica blues song Got my mojo working e, prima dei saluti, Going down, carica blues rock, armageddon sonora di una manifestazione che di regali, in questi 38 anni, ne ha distribuiti tanti.

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