
PORTO VENERE (SP). Ascoltarlo a Radio Monte Carlo intento a presentare il brano che lancerà sulla modulazione di frequenza 106.7 ai suoi fedelissimi (un esercito, devoto alla sua causa musicale) è un piacere. Ascoltarlo cantare i suoi brani, ascoltarlo e osservarlo sul palco intento a eseguire alcuni motivi degli altri, lo scozzese Malcom MacDonald Charlton (Nick The Nightfly lo è solo alla consolle monegasca; o no?), è ancor più piacevole. Del resto, Il Festival internazionale del jazz di Spezia, che ha sempre mantenuto un livello sontuoso in questo mezzo secolo di storia scritta, per la 50esima edizione (che si chiude stasera, a Lerici, nel parco della Villa Shelley con il concerto del trio di Bruce Barth), non poteva certo permettersi il lusso di una caduta di stile, in piazza San Pietro, poi, a Porto Venere, in una serata nella quale, oltre a una naturale cornice mozzafiato, ci si è messa anche la luna, con la sua eclissi di sangue, a rendere il paesaggio semplicemente onirico.
A presentare la voce di Nick The Nightfly, calda, raffinata, competente e quasi onomatopeica della radio, accompagnato dai suoi quattro professionalissimi meridionalissimi strumentisti (come la moglie, del resto), un volto notissimo agli spezzini, ma anche al resto della Penisola, il collega (ma solo come anchorman) Carlo Massarini, un altro di quei pochi (il primo è Renzo Arbore) al quale occorre rendere piacevolmente il merito di aver importato sonorità e personaggi fondamentali allo sviluppo artistico, culturale e musicale italiano. Poi, il concerto, iniziato con generoso ritardo (anche il soundchek, ci hanno assicurato i fonici del server), ma capace di farsi perdonare, da subito. Il viaggio, piccolo, ma intenso e piacevole, è stato condotto dal piano di Claudio Colasazza (siculo; ha una cucina enorme, n.d. Nick), la batteria del salernitano Amedeo Ariano, conterraneo del sax di Jerry Popolo (altro che Cannavacciuolo, n.d. Nick) e dal basso di Francesco Puglisi (l’unico che non contribuisca alle doti culinarie del quintetto, sembra), che hanno supportato la voce di Nick The Nightfly, in due circostanze con tanto di ukulele in braccio, per poco più di un’ora, attorno ad alcune delle loro ultime creazioni che impreziosiranno la prossima registrazione e qualche tributo, a nostro presuntuoso avviso, particolarmente indovinate: a Pino Daniele, a Lucio Dalla e a Sting, che sono poi parte del magma radiofonico con il quale Malcom MacDonald Charlton, nelle vesti di Nick The Nightfly (nome d’arte assunto dopo essere rimasto folgorato, poco più che ventenne, da quella inimitabile registrazione di Donald Fagen, The Nightfly, appunto) introduce la notte per moltissimi italiani. Una voce, quella del dj più famoso del Principato di Monaco, miscelata con sapienza, offerta con giudizio, usata con impeccabile professionalità, che ricorda, continuamente e sistematicamente, un sacco di altre voci sparse per il cosmo e che sono quelle che il famoso crooner notturno invia ai suoi fedelissimi ascoltatori radiofonici. E che si combina, meravigliosamente, con la sua joie de vivre, costellata dai ricordi di belle donne (la moglie, siciliana, lo sa, ma è sicura della rettitudine del suo consorte) incontrate casualmente ai concerti, di spaghetti ardenti cucinati subito dopo le esibizioni e del rosso perfettamente incastonato con il gentil sesso e la cucina. I bis, al termine dell’esibizione, sono arrivati immediatamente, senza la solita messinscena di vedere andar via i protagonisti per poi rientrare subito dopo. L’orario di chiusura andava rispettato; giù al porto, infatti, la manifestazione dell’evento aveva prenotato, sia all’andata che al ritorno, il traghetto gratuito da e per Spezia. A mezzanotte, si torna a casa e mentre dal campanile di Porto Venere iniziavo i dodici rintocchi, il motore dell’imbarcazione ha iniziato a brontolare. La luna, nel frattempo, era tornata bianca, come sempre lontano da eclissi; la brezza notturna del mare ha provato a confondere le idee e i ricordi degli spettatori, che non si sono lasciati sedurre e sono rimasti concentrati, ognuno attorno alle proprie esistenze: sono abituati, da cinquant’anni, a quegli scorci paradisiaci, al vento che increspa il pelo del mare, al Festival internazionale del Jazz di Spezia. E alle tentazioni estive.
