di Filippo Colosi

PISTOIA. La movida del sabato sera pistoiese offre anche interessanti momenti di musica dal vivo. A pochi passi da piazza della Sala, in via della Torre, presso il Megik OZNE, proprio in questo primo weekend di ottobre, ho potuto assistere a una serata del duo country Honky Tonks, nuovo progetto musicale fra Margherita Cavaciocchi e Giacomo Ballerini che unisce le proprie voci rispettivamente a basso e chitarra elettrica. Un nome, Honky Tonks, le cui origini vanno ricercate nelle locande di quell’America d’inizio ‘900 rurale e bianca, ma anche proletaria, dove ristoro e intrattenimento trovavano casa comune davanti a musicisti cantastorie accompagnati da chitarra, violino, banjo e spesso anche da un pianoforte verticale scherzosamente chiamato honky tonk, di non sempre impeccabile resa sonora, talvolta abusato come mensola per bicchieri colmi di whiskey del Tennessee e bourbon del Kentucky, poi diventato ufficialmente nome di un sottogenere del country fra i più seguiti.

Un affascinante mondo del quale si potrebbe parlare per ore non solo ricercando radici dal folk attraversando ragtime e blues, o ancora individuando il country come fonte d’ispirazione per successivi generi, ma, potendo scoprire uno spaccato antropologico degli United States of America della sua gente, come testimonianza e non solo puro intrattenimento musicale. Grazie alla scaletta musicale sapientemente elaborata dagli Honky Tonks con alternanza fra ritmi più lenti e altri trascinanti, poter ascoltare brani resi ancora più vicini qui dall’altra parte dell’Atlantico dalle affiatate voci duettanti di Giacomo e Margherita grazie anche all’ottima cornice scenica e acustica offerta dal Megik OZNE; una rassegna citando solo alcuni nomi per i quali è impossibile accontentarsi del breve cenno biografico qui aggiunto, che spero stuzzichi in voi voglia di approfondimento per conoscerli meglio: Hank Williams la cui carriera finì dopo tanti eccessi con la tragica morte giunta a soli 30 anni; Willie Nelson, decano del genere ancor oggi attivo; Dolly Parton, amatissima icona di bellezza senza tempo del country dagli anni ‘70; Johnny Cash, conosciuto anche da chi non sa cosa siano il country e il rock definito lente di ingrandimento attraverso la quale osservare le contraddizioni e le sfide della nazione americana; Loretta Lynn, regina del country che non ha mai tradito le proprie radici musicali ancor oggi attiva a 86 anni compiuti; Roy Orbison, più legato al rockabilly, ma reso immortale da Pretty Woman, registrata a Nashville nel 1964; il poliedrico Tom Waits, capace di portare in chiave più moderna nuova e alternativa linfa al country. Concludo con Kris Kristofferson, musicista e attore di cult movie fra cui, uno su tutti, Pat Garrett e Billy Kid, dove interpreta Billy the Kid, filmetto per intendersi dove appare e cura la colonna sonora un ancora poco conosciuto Bob Dylan (Knockin' on Heaven's Door). Senza voler seguire il cattivo esempio di alcuni degli appena citati nomi, spesso tragicamente dediti all’alcool, l’assistere a questo concerto confesso abbia fatto scender bene qualsiasi bicchiere con allegria e coinvolgimento, grazie all’oggettiva bravura degli Honky Tonks; a conclusione di questo viaggio nel tempo, menzione speciale per l’appassionante voce di Margherita e il caloroso protagonismo della chitarra di Giacomo. Non perdetevi le loro prossime date; diventerete appassionati dell’idea, e non solo della musica, che vive dentro la parola country.

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