di Barbara Ferrando

UN ALBUM di debutto flagrante. E un’ètà media di ventotto anni. Quello che colpisce in live e all’ascolto del loro cd è un’interplay da manuale veicolato da individualità fortissime; e l’originalità dell’approccio, ben oltre i confini spazio temporali della loro Milano. Shantih, la prima traccia, sono sei minuti di puro sogno. Fenix part 1 è irresistibile e ci conduce senza soluzione di continuità alla seconda parte, una ballata che sembra composta per enfatizzare il pianoforte di Lorenzo. Così come Like a comet tail traccia una linea retta di sax, dove si inserisce la distorsione di Marco. Mastrofocaio, meno abrasivo di Fenix, ha un groove di batteria geniale e un fraseggio che fa pensare a inclusioni mediorientali. Gli altri brani sono più introspettivi, mentre L’ansia di Michele, raffinatissimo e, a dispetto del titolo, leggero nell’accezione più positiva, chiude un percorso di straordinaria bellezza, che ci fa desiderare di ricominciare da 1. Ne parliamo con Marco Carboni, chitarrista, compositore di tutti i brani di questa pregiata registrazione e leader del gruppo.

Come nasce il progetto I am a fish? I am a Fish (Marco Carboni - Chitarra -1989; Lorenzo Blardone - Piano – 1990; Gianluca Zanello - Sax Alto – 1987; Andrea Bruzzone - Batteria – 1988; Stefano Dallaporta - Contrabbasso - 1981 (2016-2018); Andrea Grossi - Contrabbasso - 1992 (2018-ora)) nasce nell’autunno del 2015 dalla volontà di formare un gruppo con cui poter suonare dei brani che stavo scrivendo in quel periodo.

Vivevo in una splendida casa a Sesto San Giovanni con altri musicisti che mi hanno spronato a scrivere musica e formare un gruppo. La cosa a cui tenevo di più era coinvolgere le persone giuste, con cui mi trovassi bene anche umanamente; non poteva andare meglio di così perché siamo tutti molto amici e loro sono dei fantastici musicisti. E questo vostro nome? Il nome arriva da una canzone dei Radiohead, Separator dell’album The King of Limbs. Ho consumato ogni secondo dell’album per tutto il 2011 e mi rimase impressa una parte del testo di Separator: I am a fish now, out of water. Così decisi che avrei chiamato I AM A FISH il mio primo gruppo con mie composizioni. Qual è il vostro background musicale e cosa condividete del jazz nel senso più classico del termine? Tutti abbiamo in comune un percorso di studi jazz personale o in conservatorio e credo che la cosa che condividiamo tutti del jazz siano gli ascolti e l’approccio verso la musica. Da quando ci siamo conosciuti abbiamo sempre ascoltato e suonato jazz e siamo sempre curiosi di scoprire nuovi e vecchi dischi che ci possano far vibrare. Quando suoniamo insieme cerchiamo di creare una situazione musicale fertile dove ognuno è in una condizione di concentrazione e coinvolgimento profonda; è forse questa una delle cose più importanti che condividiamo con il jazz. Quanta parte di tecnica e quanta di improvvisazione? Diciamo che la parte tecnica è sempre presente perché ci sono pezzi in tempi dispari o passaggi tecnicamente non immediati; tuttavia questa componente non è mai messa in primo piano. L’improvvisazione è un valore fondamentale che ci lega con il mondo del jazz; i brani del disco presentano sia parti scritte che improvvisate. In primo piano cerchiamo di mettere sempre la musica e la ricerca di un suono collettivo piuttosto che esaltare l’individualità. Con quale musicista vi piacerebbe collaborare? Credo che sarebbe interessante collaborare con un’altra voce, perché come ritmica siamo già abbastanza folti; forse una cantante o un trombettista. Per il prossimo disco ci sarà una collaborazione con una super cantante, Marta Arpini, quindi per fantasticare direi che un musicista con il quale mi piacerebbe collaborare è il trombettista Ron Miles. Dave Holland ha detto. "Il jazz è una strana malattia dalla quale non si guarisce". Siete d'accordo e cosa è per voi il jazz? Più che una malattia direi che è una dipendenza, ma penso che il senso della frase sia lo stesso. Ognuno ha il suo modo e la sua personale visione del jazz; per me è stata un’occasione di indagare nel profondo un universo sconfinato pieno di bellissima musica e valori. È anche la musica con cui riesco a essere me stesso liberamente. Siete l'espressione di come il jazz, soprattutto quello newyorkese e nordeuropeo, si stia evolvendo e fondendo con altri generi. Quali sono le influenze e qual è il futuro del gruppo? Sicuramente tutta la scena jazz newyorkese, così come quella nord-europea, hanno esercitato una forte influenza sul nostro modo di suonare. Tuttavia ognuno di noi ha nelle orecchie molti stimoli musicali di diversa provenienza. Anche le band di amici sono delle influenze forti sul nostro modo di suonare e scrivere musica; è uno stimolo continuo e quasi giornaliero. Personalmente, se dovessi scegliere dei nomi che mi hanno influenzato maggiormente direi Mingus, Bill Frisell, Reinier Baas, Radiohead, Mogwai e Dugong. Ora al Contrabbasso c’è Andrea Grossi e stiamo scrivendo nuovi brani per poter registrare l’anno prossimo il nostro secondo album; nel frattempo si cerca di suonare e divertirci il più possibile insieme.

https://iamafish.bandcamp.com/releases (qui si può comprare il cd in copia digitale e ascoltarlo liberamente)

Queste le prossime date: 18 Ottobre @ Porter (Limbiate) – Tritaljazz; 25 Ottobre @ Babila Hostel & Bistrot (Milano); 27 Ottobre @ AMA (Sesto San Giovanni) 10 euro ingresso (Apertura: Soundline Trio: Ghiglioni-Massaron-Tononi); 8 Novembre @ Mare culturale urbano (Milano) - Raster e The Submarine per JazzMi; 18 Novembre @ Brew (Nova milanese) - rassegna Bitches Brew.

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