di Filippo Colosi

PISTOIA. Con piacere torno a scrivere sui sempre interessanti eventi organizzati nel piccolo tempio della musica dal vivo del centro storico di Pistoia, il pub Megik OZNE di via della torre. Come nelle altre date del suo viaggio musicale in Italia, l’americano Mike Cullison ha portato sul palco il meglio dal proprio repertorio country, blues e folk e, in questa occasione, accompagnato dal pratese Federico Baracchino, grintoso musicista professionista apprezzato in tutta la Toscana. Per descrivere suono, testi e voce di Mike Cullison è indispensabile parlare un po’ della sua vita, dagli esordi musicali e non solo. Mike, ragazzo originario dell’Oklahoma, alla fine degli anni ‘60 cresce ascoltando un eterogeneo mix di nomi come Beatles, Hank Williams, Bob Dylan, Merle Haggard, Billy Joe Shaver, accompagnando così a esperienze musicali sempre più personali ogni momento di tempo libero dal proprio lavoro, per oltre 30 anni, presso la compagnia telefonica Bel,
che concesse a Mike di trasferirsi ad Atlanta, città non troppo lontana dal scena musicale di Nashville dove, raggiunta l’età della pensione, iniziò a dedicarsi completamente alla musica facendo uscire nel 2004 il suo primo album BAC (Big American Cars), connotato da uno stile rockabilly e dalla finalmente raggiunta libertà compositiva. Mike da allora vive a Nashville momenti d’ispirazione compositiva che lo conducono a realizzare ben 8 album di cui uno registrato dal vivo e una serie di concerti in America e in Europa. Entrato nella calda accoglienza del pubblico pistoiese del Megik OZNE, Mike con la sua voce e grazie anche all’ottima compagnia della chitarra di Federico Baracchino coinvolge il pubblico con il proprio repertorio, del quale respirano l’intenso legame con un pezzo di America molto simile a quello portato in Piazza del Duomo dagli artisti del Blues festival più conosciuto in Italia. La serata procede con un pubblico che non si accontenta più di stare compostamente seduto o in piedi fermo ad ascoltare ed è così che iniziano tutti a ballare davanti al palco complice l’incantesimo musicale di Mike, genuino connubio fra sentimenti e vita reale; davanti al mio bicchiere sul bancone trovo un plettro con la firma Mike Cullison Nashville, Tennessee, con scritto sull’altro lato il titolo di uno dei suoi più emblematici brani Wish I didn’t like Whiskey, canzone nata proprio in un bar in occasione di un brindisi fra Mike e una sua amica che usò spontaneamente queste parole: I wish I didn’t like whiskey so much (Vorrei che non mi piacesse così tanto il Whisky), dalle quali Mike prese subito nota scrivendole a penna su un sottobicchiere lasciando poi al suo saper essere story-teller scrivere il resto. Chissà se anche le nostre ambientazioni potranno portare ispirazione in Mike Cullison per comporre un pezzo in futuro, contaminando Nashville con un po’ di Toscana.
