CASTELFIORENTINO (FI). La bellezza della semplicità, la fragranza della professionalità, la leggerezza della simpatia, il linguaggio forbito e semplice della musica. Non gliene manca una, di qualità, a Gegè Telesforo. E le sforna a ripetizione, eliminando, uno alla volta, anche i più acerrimi e capziosi detrattori del suo sound, anche durante il breve lasso di tempo dell’interpretazione di una singola canzone, pensate. Anche ieri sera, a Castelfiorentino, è andata esattamente come vi abbiamo descritto. La cornice, la X edizione di Empoli Jazz, il pubblico lo ha già scremato per definizione; al resto, ci hanno pensato la piazza, bella, anche se un po’ algida e il Teatro, del Popolo, si legge, ma di un’evidente minuta eleganza che tiene lontano, chimicamente, gli assalitori più sguaiati. Della musica di uno degli intrattenitori più gradevoli che passi il convento non ve ne parliamo nemmeno, perché lo sapete tutti, anche quelli che la sera, il venerdì sera, nello specifico, non escono, preferendo restare a casa, a guardare la televisione, ascoltare la radio o fare l’amore. Chi trascorre il tempo confondendo il sentimento e il sesso, Telesforo lo conosce: la sua musica, come la sua voce, sono sensuali, eccitanti, invogliano a strusciarsi;

chi predilige il tubo catodico, anche, perché il suo viso, legato alla sua musicalità, è gradevolmente noto, dai tempi della scorribande notturne con Renzo Arbore, suo conterraneo, che non poteva certo non averlo a Coorte; anche quelli che ascoltano la Radio, però, sanno di Gegè e del suo scat, della parlesia, del jazz rimodulato, che diventa jazid, world music o quello che preferite, quello che vi arriva dalla modulazione di frequenza di Radio 24. E poi, il foggiano dagli occhi alla Mister Magoo, quando sale sul palco lo fa in compagnia di docenti, non di gente qualsiasi. Ieri, ma non è un’eccezione, bensì la regola, soprattutto di questa tournée che lo porterà fino alla fine di maggio in giro per i Teatri, il polistrumentista vocale Telesforo era in compagnia del professor Domenico Sanna alle tastiere, docente di Gaeta che gira il mondo ma vuole sempre tornare a casa a mangiare, del basso (sardo?) Dario Deidda, la cui stanchezza atavica ha precluso il secondo bis e un allievo, per età (24 anni), alla batteria, che sta bruciando le tappe della dottrina a velocità e sapienza supersoniche, Michele Santoleri, un vero e proprio nerd con attributi ritmici spaziali. Li ha presentati al pubblico, Gegè, come si fa in un salotto mondano, ma conviviale, e non sul palcoscenico, dopo la rivisitazione jazz di due brani. Uno ad uno, raccontando un po’ delle loro vite e delle loro aspirazioni, delle loro sontuose collaborazioni artistiche e della gioia, condivisa, di stare con lui, che li ha guidati in questo piccolo, ma gradevolissimo viaggio nel tempo della musica, che è il tempo delle sensazioni, del linguaggio universale, che non ha alcun bisogno di interpreti per farsi capire. E amare. Ma ha anche raccontato della figlia 14enne, avuta dalla moglie brasiliana, che sa a memoria tutte le canzoni di Bob Marley, messaggero senza tempo del reggae, che l’Unesco ha eletto (nonostante le avversioni di Stefano Bollani) patrimonio dell’umanità. Lo ha fatto raccontando quando ha dovuto spiegarle cosa stesse fumando, durante un servizio televisivo, di così grande l’artista jamaicano: grandi artisti, grandi sigarette. È stata questa la spiegazione, decisamente empirica, fornita a sua figlia, aggiungendo la sua esperienza personale con l’erba, ma quella buonissima, fumata con Ray Charles, incontrato a Montecatini, più di venti anni fa, con Dee Dee Britgewater. Il resto, due ore circa, sono volate via con No woman no cry e una serie piacevolissima di brani che hanno spaziato dall’Argentina fino agli Stati Uniti, con un unico comune denominatore: la musica, in tutte le sue meravigliose versioni. Stamani, poi, sempre nello stesso teatro, Gegè Telesforo ha incontrato circa trecento studenti con i quali si è intrattenuto a parlare di esperienze e della sua militanza in Soundz for Childern, punta di diamante dell’Unicef che lo ha scelto come testimonial privilegiato, perché competente pacato e preparato, per abbattere le barriere che non consentono a troppi bambini di fare quello che fanno la maggior parte dei loro coetanei: essere felici.

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