
PISTOIA. Il sodalizio, ora, è ufficiale: Santomato live è la succursale invernale del Pistoia Blues, che proprio mentre sembrava di essere sul punto di chiudere sipario e battenti, ha ritrovato verve, linfa ed energia e sembra proiettarsi nel decennio che verrà, come se i quarant’anni che porta orgogliosamente sulle spalle fossero solo un indispensabile rodaggio perfettamente eseguito. Uno degli aspetti di questa indiscutibile resurrezione è, come abbiamo detto all’inizio, questa flyzone artistica di Santomato, da anni una delle realtà, una delle poche rimaste in vita, a essere onesti, della musica dal vivo nella città del Blues. E ieri, a proposito di Blues, sul palco del salone di Santomato, alla presenza di numerosi appassionati, distribuiti strategicamente sulle seggioline blu, proprio come succede sovente in piazza del Duomo, direttamente dal Bronx, dove è nato una sessantina di anni or sono, è atterrato a Pistoia Popa Chubby, che in città, e proprio sul palco del Blues’In, c’era già stato, in tempi per nulla sospetti, quando questa città era giustamente annoverata, nonostante la miopia dei detrattori, come una delle patrie cosmiche della Musica.
Con il chitarrista statunitense, la sua micro band: Dan Hickey alla batteria e A.J. Pappas al basso. L’arrivo dell’enorme chitarrista bianco è stato preceduto, in scaletta, oltre che dall’adrenalina dell’attesa dei molti spettatori, anche e soprattutto da un antipasto sonoro di tutto rispetto, quello offerto dalla Santomato Dinasty Blues’In, dalla gradevole coppia artistica dei Superdownhome, che rispondono, all’anagrafe, a Henry Sauda (voce e cigar box) e Beppe Facchinetti (voce e percussioni). Una gradevole immersione tra i meandri del blues e del rockblues, seguita non con la dovuta attenzione perché il popolo del Santomato era già proiettato al groove che aspettava di essere servito dalla chitarra bianca di Ted Horovitz (queste le generalità di Popa Chubby), disponibilissimo tanto in una pseudo conferenza stampa che nell’autografare cd e dischi in vendita nel salone e farsi immortalare, tra foto autentiche e selfie, in compagnia di vari appassionati. Il cambio palco, tra l’ospite ufficiale della serata e gli invitati per intrattenimento, è stato allietato dal padrone di casa, Tony De Angelis, che ha ricordato e sottolineato come il connubio di cui parlavamo all’inizio sia, oramai, cosa conclamata. Non a caso, al popolo della notte di via Sestini, l’anchorman della moda ha ricordato la mostra fotografica in corso di visione nelle Sale Affrescate di Palazzo di Giano e come proprio oggi, sabato 16 marzo, alle 16,30, tra gli scatti più suggestivi sparati sui circa quattrocento artisti che si sono esibiti in piazza del Duomo in questi ultimi quarant’anni, si svolgerà una specie di dibattito pubblico sul Festival che verrà. La raffica di notizie, in realtà, il presentatore, l’ha delegata a Fabrizio Berti, la Treccani del Blues pistoiese, armonica e anello di congiunzione, timido, ma efficace, dei Festival leggendari e di quelli che verranno, che non potranno più far sfilare, dal backstage del Comune alla piazza, i dinosauri del Blues, molti dei quali passati, tra inevitabili conteggi cronologici e disgrazie, ad un’altra dimensione, a noi, laici incalliti, sconosciuta. Ma di musica da portare in piazza e soprattutto in piazza del Duomo ce n’è ancora una meravigliosa quantità industriale: indispensabile è che a questa ricerca/selezione siano demandati quelli che di musica non ne possono fare a meno, ma a patto che dalla musica non vogliano trarre benefici che esulino dal piacere di convocarla e goderla. Il concerto non è stato uno dei migliori di Popa Chubby; avrebbe fatto meglio a cantare un po’ di più e a suonare un po’ di meno. Probabilmente, se ne sarà accorto anche lui: ma questa è un’altra cosa.
