
VENTINOVE BRANI in scaletta, che sono quelli appartenenti a Pop Heart, l’ultima incisione in ordine di tempo e altri imprescindibili motivi che hanno catapultato, da subito, Giorgia nell’olimpo della canzone. Domani sera (alle 21), venerdì 10 maggio, la cantautrice romana sarà di scena a Firenze, al Mandela Forum, nuova tappa di una tournée che la vedrà impegnata in tante piazze italiane, da Genova a Palermo, da Udine a Bari e poi Napoli, Marostica, Lucca, al Summer Festival. Con lei, sul palco, una band preziosissima, con Sonny Thompson al basso, Mylious Johnson alla batteria, Jacopo Carlini al pianoforte, Fabio Visocchi alle tastiere e Anna Greta Giannotti alla chitarra, senza dimenticare Diana Winter e Andrea Faustini ai cori. Uno concerto/spettacolo che si preannuncia di rara intensità e bellezza, all’insegna della straordinaria duttilità del suo diaframma, incantevole gemma che si incastona con disarmante semplicità tra la sua insindacabile simpatia, l’inappuntabile serietà professionale e la già conclamata potenza leggendaria. Perché non sono certo i dischi di platino inanellati in questi venticinque anni di carriera, né le collaborazioni con musicisti di incalcolabile caratura a fare di Giorgia l'erede universale del vocalismo italiano più sontuoso. E nemmeno il suo camaleontismo tecnico, che la elegge tra le primule rosse tanto che si solfeggi il blues, quanto che si sghignazzi il rap. Tutto dipende da un'indubbia dote di innatismo alla quale Giorgia ha abbinato, nel tempo, studi folli e suggerimenti memorabili, quella che l'hanno eletta, orami da tempo, l'anello di congiunzione della canzone italiana con la world music.
