
PISTOIA. Che l’uomo sia stato sul suolo lunare, cinquant’anni fa, è ancora da dimostrare e i dubbi di una balla/bolla mediatica cosmica continuano a essere molti. Di certo, nello stesso periodo, in quel lontano, ma vicinissimo, anzi, vivo, 1969, più precisamente il 15, 16, 17 e 18 agosto, nella cittadina di Bethel, nello stato di New York, nei seicento agri del caseificio di Max Yasgur, si consumò l’evento artistico più imponente della storia dell’uomo: Woodstock. A Santomato, che è ormai il palco invernale del Pistoia Blues, la commemorazione resurrezionale di quegl’indimenticabili quattro giorni di peace and love, ma soprattutto di quella stratosferica convention dei migliori musicisti all’epoca in circolazione, non poteva certo essere vissuta con un semplice tributo. E allora, all’appello pronunciato da Tony De Angelis, l’inventore di questa meravigliosa teca musicale, presente, hanno risposto in molti, ognuno con il proprio bagaglio, ognuno con i propri ricordi, quasi per tutti filtrati da video, immagini, reportage, racconti sbiaditi biascicati da memorie offuscate, capelli caduti, epe pronunciate, strascichi di sostanze altamente tossiche, ma ognuno con la propria voglia, impreziosita da studi e applicazioni, di ricordare e rielaborare.

Non potevano mancare le chitarre di Nick Becattini (come lui suonano in pochi: come lui, suona solo lui), Gennaro Porcelli, Fulvio Feliciano, Marco Bana Pieraccini Francesco Bottai, Leonardo Milani; il basso di Marco Polidori e Claudio Rogai; la batteria di Carmine Bloisi e Marco Confetti; l’organo Hammond di Pietro Taucher; le percussioni di Jordi Rolda’n e le voci di Rocco ZuccheropiùcheCocker Ferri, Arianna Antinori e Gianna Chillà. Li conoscevamo tutti, per note e per calore, gli strumentisti sul palco, ringraziando il cielo. A eccezione di Gianna Chillà, romana, catapultata a Pistoia per la naturale amicizia e conterraneità con la collega Arianna Antinori e per il fiuto, onlus, di Silvano Martini, che a Woodstock non c’era, vero, ma in tutti gli altri posti dove si sono celebrate leggende a partire dal 1975 in poi, sì, compresa Piazza del Duomo, a Pistoia, dove a luglio si consumerà la quarantesima edizione del Blues’In (da trentacinque, la macchina della sicurezza, la guida lui) e sarà proprio lei, la metropolitana Gianna Chillà, ad aprire le danze. Ieri sera, penultimo appuntamento della nona stagione del Santomato live, in rassegna, con un continuo andirivieni, sotto i riflettori, dei vari e tanti musicisti impegnati in questa meravigliosa rivisitazione di un fasto incancellabile, sono state ricordate alcune canzoni che proprio da quell’incommensurabile distesa sperduta negli States presero il volo per planare, successivamente, sulle anime e sulla vita di milioni di ragazzi e ragazze di generazioni future che a quel momento della storia dell’umanità, devono parecchio. Sono stati ringraziati Carlos Santana, Jimi Hendrix, Joe Cocker, Crosby, Stills, Nash & Young e molti altri che a Woodstock possono dirci di esserci stati e in particolare, ma con due donzelle così portentose come Arianna e Gianna non poteva essere diversamente, Janis Joplin. Santomato live, con l’estate che finalmente sembra averci degnato della sua graditissima presenza, tra poco chiuderà i battenti. L’autunno, comunque, è alle porte e dopo il prossimo nuovo cambio stagione, sulla via per Montemurlo, l’organizzazione musicale live più accreditata della Toscana allestirà il suo decimo cartellone: vi consigliamo di tenervi informati e di non perdere i suoi appuntamenti: buon per chi ci sarà e beato Chillà viste!
