PISTOIA. Ancora una selezione, l’ultima, almeno per quello che riguarda questa 40esima edizione del Festival Blues. Poi, se la giuria della finalissima, in programma venerdì prossimo, 5 luglio, deciderà di eleggerla come una delle tre band che avranno l’onore, ma anche l’onere, di salire sul palco di piazza del Duomo e aprire una delle serate in programma nel palinsesto, di questi Thelegati (la foto in alto è di Fabrizio Berti, fonte storica della manifestazione pistoiese; quella in basso, di Novella Palomba) se ne inizierà a parlare, e benissimo, non solo nella loro Campania, nell’hinterland napoletano, nella loro Cercola, dove sono nati e cresciuti e dove da circa sei anni si dividono sogni e qualcos’altro. Un nome difficile da pronunciare e ricordare (e infatti lo ripetono spesso, durante le loro esibizioni) quello della band, che potrebbe avere origini assai meno nobili e sofisticate rispetto a quanto ci sia sforzati noi cercando di dargli un senso. Ma Danilo Di Fiore (chitarra e voce), indiscusso bandleader della formazione, per censo e scostumatezza, proviamo a immaginare, Ciro D’Ambrosio (batteria), un paggio medievale con il pallino del ritmo) e Stefano Pelosi (basso e voce),

nonostante un inestricabile aggrovigliamento fonetico, culturale e musicale con la loro inconfondibile terra, sembrano orientati a volersi sdoganare. Con nessuna voglia di tradire le origini. Anzi: cantano in vesuviano, sottomarca gutturale ancor meno comprensibile del partenopeo, per non lasciare dubbi, ma lo fanno tra la tarantella e il blues, proprio per prendere cautelativamente le distanze tra i due caposaldi sonori delle ballate di Pulcinella, già battuti e asfaltati, prima di loro, tanto dagli Almamegretta quanto da Napoli Centrale. È un rock triste, imploso, che ha voglia di affrancarsi dai luoghi comuni, quelli che oramai, più che accompagnare Napoli e la sua gente, la perseguitano. Lo fanno intonando dubrock, senza dimenticare la poesia e la poetica, snocciolando il loro rosario blasfemo, sussurrato lungo riff piacevoli, ma a bocca semichiusa, perché non tutto quello che vorrebbero urlare è bene e giusto che si sappia, si capisca e ci si permetta addirittura di prenderlo come esempio. A casa loro, che è la dimora di tutti quelli che ci trovano un posto per come sopravvivere, sono da tempo una discreta istituzione. Senza traduttori, senza interpreti, hanno deciso di provare a portare il loro sound, i loro lamenti e le loro preghiere laiche altrove, cercando consensi. A Pistoia, domenica sera, 30 giugno, per la terza e conclusiva serata di Obbiettivo Blues’In, selezione naturale che porterà tre band a esibirsi in piazza del Duomo, abbiamo avuto il piacere e l’onore di ascoltarli; e di conoscerli. Ci auguriamo davvero che venerdì, quando contenderanno, nella finalissima, alle altre sette formazioni giunte come loro all’ultimo ostacolo, il passaporto per la Piazza, la giuria scorga tutto quello che abbiamo potuto registrare noi in semifinale: musica, musicalità, irriverenza, groove, poesia e quell’innata tragicomica predisposizione all’inesorabile che contraddistingue, sovente, i napoletani che hanno fatto la Storia, con la S maiuscola, ma non solo nella musica, di quella città. E se queste poche righe vi avessero dovuto incuriosire, vi consigliamo, paradossalmente, di non cercarli su Youtube perché, credeteci, dal vivo, sul palco, con le fronti impelate di sudore, rendono molto, ma molto di più, di quanto non succeda ascoltando le loro registrazioni. Ci auguriamo di vederli in piazza del Duomo, i Thelegati e se così non dovesse essere, siamo sicuri che li potremo vedere altrove, anche lontano dalle loro ‘mbriane, perché, per loro, c’è più di un posto dove essere felici.

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