di Raffaele Ferro

PISTOIA. Un viaggio nel rock chissà quante volte l’abbiamo vissuto. Nelle cassette, nei jukebox e oggi giorno, skippando di brano in brano, su Youtube o Spotify. Provando anche saltare a piè pari i facili ricordi, il ruscello fatato e limpido, quello della fascinazione nell'ascoltare dischi il sabato pomeriggio, tra una vasca e l’altra in centro, a Pistoia, fra via della Madonna via degli orafi e il Globo, da chi in centro c'era nato e ci abitava. Eravamo ragazzi noi, senza web e senza cellulari e allora si leggevano tutti i crediti scritti sulle copertine degli Lp, in trance, in assorta e religiosa trance. In silenzio, in salotto, ascoltando musica. Cose d'altri tempi. Proprio in questa zona, tra via degli orafi e il Globo, ieri sera, la valanga di musica, e la grande energia e lo spirito rock, di Rick Hutton e la sua band (le foto sono di Alessandro Ferro), è dilagata. Commuovere è anche arte e commuoversi, e muoversi, è rendere grazie all’arte della musica, alla musica suonata con il cuore. Una serata revival, perfettamente scandita, dai Sixtyes ai seventies, fino agli anni ottanta e poi, che dire, dai Doors ai Beatles, dai Rolling Stones agli AC/DC, Led zeppelin, Bob Dylan, Pink Floyd (un saluto diretto all'universo tramite il ricordo lisergico di Rick al pazzo diamante STD Barrett) e poi Prince, e poi gli U2, e, forse, il momento più sentito, I’m on fire, del Boss.

Che lista ineccepibile, che va dritta alla mente e, con una band così, anche al cuore e al corpo tutto. Un vero e proprio istrione, un uomo non solo di spettacolo e di esperienza (da venti anni conduttore istrionico, sapiente e informatissimo, del Porretta Soul Festival), da musicologo rodato, applaudito e indimenticato, ma anche un ragazzo dei mitici fifties. Anche lui, Born in the fifties, come cantava Sting, ci parla dell'importanza di quei decenni e la band, Antonio Marchesani alla batteria, Gerardo Francesconi al basso, Giovanni degli Innocenti alla chitarra ritmica, il fantastico chitarrista solista Gorby Marraccini, e, ancora più fantastica, la vocalist Antonella Della Malva, ci spiegano, con il loro background, perché. Cosa dire ancora; elencare dei musicisti forse serve, forse no. Forse serve dire che Rick non ha cantato: ha fatto suonare la voce, ha sudato, ha salutato il pubblico cantando tra le sedie del dehor e si sono viste persone di tutte le età, come si direbbe, anziani, bambini, uomini e donne, ballare, battere le mani e Rick Hutton che guarda tutti negli occhi, uno per uno. Quasi una sfida, un affronto all’apatia. Coinvolgere è il suo saper fare e vedere un uomo come Rick, alla sua non più certo tenera età, continuare a parlare di ultima fase di una vita, ma avere esattamente di fronte l'esempio di un eterno giovane che ha regalato, anche ieri sera, come sempre, del resto, non solo un revival o una lista di brani famosi, è il momento in cui la musica non si può che amarla. Certo, più o meno tutti abbiamo iniziato da lì, con le solite canzoni, che ci hanno fatto imparare a suonare e non importa se bene o male, tarabaralla, come si dice a Pistoia. Ieri invece, esatto, perfetto e originale, il potentissimo repertorio di Rick ha fatto da tramite, sciamano, aggressivo con cura e amore, mago della serata, tra la storia e il presente, un punk gentile, un GG Allin redento che abbraccia la gente col canto e la presenza. In fondo, nell'anima esagerando con gentilezza e dolcezza, ma spingendo l'acceleratore sulla vera arma del rock: il pericolo. Come diceva GG, è un inferno: ma c'è bisogno di pericolo ancora? pericolo nell’uscire finalmente dalle patine, stereotipi pericolosi per l’arte e le emozioni.  Quindi ieri è stata una serata di rivoluzione, sana e rinnovata, in una città spesso allentata o acquietata dalla consuetudine. Ieri sera, però, la città ha ospitato un caro, sincero e pericoloso contributo all'estate musicale. Per fortuna, prima della mezzanotte, le luci si sono spente e gli amplificatori, staccati. Altrimenti, i rischi, potevano diventare davvero incontrollati.

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