PISTOIA. Abbiamo cercato, ieri sera, 7 luglio, tra le seggioline di piazza del Duomo quelli che da anni, ormai, rompono i coglioni con la storia che il Festival Blues, di Blues, ne ha più poco. Non ne abbiamo trovato uno, però. Pazienza, sarà per un’altra volta, anche se scovarla, un’altra volta del genere, non sarà facilissimo. Sì perché mettere insieme, in una sera, nel terzo millennio, Robben Ford e Eric Gales non è così semplice, preceduti, tra l’altro, per immergersi in un’atmosfera a noi sin troppo cara, dalle clinics del Festival, con un giovanissimo Enea del quale non se ne potrà non sentire parlare, domani, dai tre gruppi vincitori delle Selezioni (i veneziani Double Shuffle Blues band; i vesuviani Thelegati e lo spezzino Eli Marchini) e da un elegantissimo, nel suono e nella maturità, nelle visioni e nello slang, Michele Beneforti, svezzato alla musica da Nick Becattini e divenuto grande da quando, in qualità di vincitore delle borsa di studio, ha avuto l’opportunità di andare a suonare dove il Blues e la musica tutta è stata trasportata e raffinata: gli Stati Uniti.

Serata di alta qualità, iniziata con il sole ancora prepotentemente affacciato sul palco, illuminando il viso, agguerrito e innocente, tenero, ma con le idee chiarissime, di Enea alle 19 e terminata dopo la mezzanotte, con il bis richiesto e ottenuto da Robben Ford, che ha spiazzato tutti, non eseguendo uno dei suoi più famosi e intellegibili cavalli di battaglia: Talk to your daughter. Giusto così, abbiamo pensato tornando verso casa; Robben Ford si è ulteriormente raffinato e lambendo il sound un po’ di Carlos Santana e anche di George Benson ed estraendone, da entrambi, le venature funk, sembra aver intrapreso la nuova strada del jazid. I solfeggi offerti durante l’esibizione non hanno imposto agli uomini della Security gli straordinari; non c’è stato alcun bisogno di andare sotto il palco per incoraggiarlo e sentirsi parte integrante dello spettacolo. Anzi, Per molti, l’ideale, è stato chiudere gli occhi e da seduti, si sa, l’equilibrio è più facile da conservare. Prima di lui, la più bella sorpresa di questa 40esima edizione del Festival Blues di Pistoia, forse: Eric Gales, con una formazione decisamente anomala: un bassista e due batterie, con la seconda, ritmica, affidata alla moglie. Anche il dna, che l’ha voluto mancino, ma solo perché così ha sempre voluto che suonasse suo fratello Eugene, ha voluto dare il primo segnale più forte nella sua carriera musicale; Jimi Hendrix, che nell’ambiente ha migliaia di estimatori e centinaia di emulatori, siamo convinti che sorrida a questo nuovo virgulto: simpatico, preciso, educato, un uomo di pace, vero, ma dotato d’una cattiveria strumentale poderosa, quella che ha imposto alla parte più popolana del pubblico di volerlo e doverlo ascoltare in piedi, sotto il palco, inibendo così la visuale ad almeno due terzi degli spettatori paganti, comodamente seduti e per nulla disposti a seguire il resto dell’esibizione in piedi. Per un attimo si è temuto il peggio. Ma anche ieri sera, come succede dal 1985, a tenere le briglia dell’ordine c’era Silvano Martini e con lui, difficilmente, la situazione precipita. Certo, sulle note di Voodoo Child, quando lo stesso 45enne di Memphis ha chiesto, per empatia, il supporto fisico degli spettatori, nulla si è potuto. Ma era l’ultimo brano in scaletta.

Gli onnivori della piazza, del resto, avevano sulle spalle già alcune ore di musica, alcolici e baci scambiati con la gente che fortunatamente si incontra ancora. Tornare a sedersi, aspettando Robben Ford, non è stato così problematico. Un’altra serata che rimarrà negli annali di una manifestazione che nonostante gli indigeni continua a sfornare meravigliose edizioni; un’altra serata che per qualcuno – e stiamo pensando soprattutto alle tre band che si sono guadagnate, superando le fasi eliminatorie, l’accesso al palco – rimarrà, semplicemente indelebile. Pensiamo a Eli Marchini, con la chitarra appoggiata sulle gambe, stile Jeff Healey; ai giovanissimi (hanno tutti poco più o poco meno di venti anni) Double Shuffle Blues Band e al trio cercoliano dei Thelegati. Sono tutti fortemente convinti – e secondo noi hanno tutte le ragioni per esserlo - di fare la cosa migliore; ma non è detto che la vita e la miopia di questo paese glielo consentano. Da ieri sera, però, a nessuno di loro, nessuno potrà mai cancellare le emozioni e i sogni.

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