di Raffaele Ferro

PISTOIA. Si parla sempre del tempo. Quello metereologico, è ovvio. Intercalando o allentando gli imbarazzi, tanto per dire qualcosa. E allora diciamolo pure che oggi è stata una giornata clamorosamente calda, e soprattutto umida. La breve pioggia della notte non ha fatto altro che rendere, oggi, 9 luglio, l’aria quasi irrespirabile, in una sorta di sauna finlandese totale. Ma stasera no e in piazza del Duomo si respira. Che bella sensazione, il venticello amico che liscia le braccia e carezza il viso. È stato giorno fino a poco fa e adesso che il concerto inizia, finalmente la musica, e, per ripetersi, col buio anche l'aria fresca. Antonello Venditti si è fatto attendere, nei giorni e nelle ore, come un vero protagonista di una parte importante della storia e della musica italiana. La canzone di autore, quella rimasta impressa e inevitabilmente eterna, abbracciata stretta dallo stile, dal modo di cantare. Guzzanti, imitando così bene Venditti, lo rese mito, quasi sacro, ricreandolo così, come solo i veri imitatori sanno fare, più prezioso.
Sì perché la serietà, o la troppa seriosità, impoveriscono; figuriamoci la seriosità di un cantante. Piazza del Duomo pienissima di gente che esulta quando il palco si illumina e il suono di un organo, e un boato di gong immenso, annunciano la star. Semplice, camicia, jeans, occhiali e la sua, unica, voce. Raggio di Luna, potentissima, come la band, è il primo brano. Dedica la serata a Pistoia e al Festival Blues che compie 40 anni, come la sua Nata sotto il segno dei pesci, creando ancor più familiarità, come se ce ne fosse bisogno, con la gente. E poi, Eravamo trentaquattro, quelli della terza E, Francesco Totti era un ragazzo come noi: lo dice. E il reggae, il suo, di Medusa Marley, della notte mitica. San Siro nel 1980. E poi, e poi, lista di grandi successi che è inutile elencare, ma che come è da ripetere, ci appartengono. Ci ricordano il passato, l’eterno passato, delle estati, del tempo, quello meteorologico, degli amori e delle canzoni, delle vacanze, dei pomeriggi sul muretto, o in piazza. Le sue canzoni di sicuro restano e continuano a emozionare. Stella, stella mia, resta sempre nel mio cuore, chi non l'ha cantata, sussurrata, questa frase; o anche solo pensata. Grande grande grande. Musica impeccabile, ma anche vera, suonata con passione, col senso vero del rapporto col pubblico e Antonello che pare imitare se stesso. Con amore, con passione, da uomo vecchio ormai (sono già 70), ma sempre più giovane; parla di violenze di Stato, degli anni di piombo. Con serietà parla di eroina, di Lilli, e spiega quel dramma, che ancora oggi dilaga, in un’epoca di resa, di alienazione. Vivere con te è stata una partita... Io mi ritrovo solo davanti al tuo portone. Chi non s'è mai innamorato di quella del primo banco? parole semplici, forse risibili, ma così non è. I primi vagiti del ‘68. Storie semplici, di vita vissuta, nella sua Roma, teatro di tutto, di storia palese e storia nascosta, vergogne e orgogli. Ma tornando a Pistoia, Venditti dice che la luce degli stands in Piazza alla sua sinistra lo disturbano, e in effetti, dice, il pubblico a lui piace vederlo bene, in intimità, in penombra. Serata bellissima, canzoni immortali, frasi conosciute, concetti semplici, come questa notte, che è ancora nostra. Notte di noi, come lui, che ancora ci emozioniamo, e cantiamo, quest’emozione inesauribile.
