PISTOIA. Ultimo appuntamento di Pistoia Teatro Festival e primo, coincidente, ma non coincidenziale - di fatto è un’anteprima -, di Serravalle Jazz. A spiegarlo, nella Fortezza Santa Barbara, a Pistoia - presa d’assalto da persone antiche come il swing, ma non dai giovanotti, impegnati a sabotare i concerti (di merda) a pagamento e a disertare a queste meravigliose gemme musicali offerte gratuitamente -, è Maurizio Tuci, direttore artistico di questa bella storia che proprio quest’anno diventa maggiorenne, anche se poi, perché si parta da Nico Gori e dalla sua orchestra lo fa spiegare direttamente a lui, al professore in rosso, che arriva a Pistoia, a soli 44 anni (ancora da compiere), dopo aver girato in lungo e in largo il Mondo con l’eccellenza strumentale, una bacheca di successi da far impallidire chiunque, cattedre di Conservatori sparse in Italia a lui riservate e una semplicità che appartiene, quasi sempre per modestia, agli esordienti. Se lo può permettere, Full red jacket, perché non vive di musica, ma nella musica, tanto che uno dei numeri primi del pianoforte, Stefano Bollani, lo esige, puntualmente, al suo fianco.

Ieri sera, con il suo clarinetto (talvolta si è anche legato al collo il sax), riconosciuto superiore anche da Renzo Arbore, che dopo averlo sentito suonare si è accontentato di cantare, il professore fiorentino era in una delle sue innumerevoli versioni, quella del Swing 10tet, una delle sue orchestre con la quale sta rispolverando, infilandoci le mani ben oltre il dovuto, oltre i gomiti, il sound degli inizi del secolo scorso. Confidando in una formazione di tutto rispetto, a partire dal pianista Piero Frassi fino ad arrivare alla cantante Michela Lombardi (l’unica intonata al rosso della giacca del maestro, ma il suo abito doveva in qualche modo richiamare alla memoria Jessica Rabbit), ma senza dimenticare di applaudire il contrabbasso di Nino Pellegrini (quello degli occhiali da sole sulla testa, a prescindere), Vladimiro Carboni alla batteria, la chitarra di Mattia Donati (che si prende gradevoli licenze canore), il quartetto dei fiati (Tommaso Iacoviello alla tromba, Renzo Cristiano Telloli al sax contralto, Moraldo Marcheschi al sax tenore e Silvio Bernardi al trombone), Iacopo Crudeli, che indossa gli abiti, ma soprattutto l’espressione, del presentatore, imbonitore, cantante e pubblicitario con Ernesto Tacco, nomen omen, in qualità di tiptapista. Serata incantevole, in uno dei posti, la Fortezza Santa Barbara, più belli del circondario, se attorno alle mura qualcuno si decidesse di tagliare l’erba e trasformare questo museo in una zona di respiro culturale, soprattutto giovanile, con un direttore d’orchestra mostruosamente duttile, morbido, gentile, affabile, elegante, dotato di una musicalità impressionante, capace di offrire alla comunità degli spettatori piatti prelibati come se fosse panmolle, così, per non farli sentire a disagio e regalando loro – ieri sera, letteralmente – un concerto di rara bellezza: Swingin’ Hips. È questo il titolo dell’album e della tournée di Nico Gori, che per impreziosire e rendere ancor più stravagante la registrazione, ha deciso di arricchirla con i contributi vocali di Drusilla Foer e, non scherziamo, di Stefano Bollani. Da Cab Calloway a Ella Fitzgerald, passando da Chet Baker e fino ad arrivare a Nico Gori, un tuttologo dei fiati, un profondo conoscitore della musica, un inimitabile riadattatore, un prolungamento naturale, ma sconosciuto a molti, delle note, del loro splendore e delle possibilità ritmiche che offrono, con pudicizia, a chiunque si cimenti nel volerle scombussolare.

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