di Raffaele Ferro

PORRETTA (BO). Atmosfera favolosa, nella serata di chiusura, di questa 32sima edizione del Porretta Soul Festival, perché siamo subito avvolti e quasi stravolti dalla doccia di ryhthm and blues della band Sweetheart che apre lo show. Vengono dall'altra parte del mondo, letteralmente, annuncia Rich Hutton; sì, dall'altra parte del mondo, perché sono australiane. Tutte donne, ragazze fortissime, bellissime e anche di grande talento. Sono una ventina, tutte in nero, sexy soul, simpatia e grinta, rara cosa da trovare in dose così massiccia. Sezione fiati, organo, piano elettrico, basso, batteria, due chitarre, coriste, voci soliste. Davvero incredibile la potenza e il groove di queste teen agers, tutte in età compresa tra i 13 e i 25 anni. E, di fatto, con groove solido, suonano per Billy Chill'Ranking, che proiettatosi sul palco intona Papà got a brand new bag, e che chiamato il giro degli assoli se ne esce con una capriola in aria incredibile.
Che show si preannuncia! Le Sweetheart danno lezione, senza offesa per nessuno, ma è sicuro, danno lezione di musica, dinamica, groove, carattere, per l’oculata scelta dei brani per uno show, il loro, indimenticabile. Ma sull’aggettivo indimenticabile facciamo un passo indietro. Prima dell’inizio della serata abbiamo avvicinato Edoardo Fassio, uno dei protagonisti storici del Porretta Soul Festival, uno che da dietro le quinte ha seguito e ha scritto la manifestazione, con il suo libro Soul City, che racconta appunto la storia di questo meraviglioso Festival. Le memorie sono importanti? La musica e la memoria sono parenti, perché la musica a che serve? A ricordare le cose; veniva usata nei lavori ripetitivi, cosicché il gesto manuale ripetesse il lavoro, sia nei campi come nell'industria. Anche la poesia: la musica ti ricorda un amore che magari non hai mai avuto. La prima edizione? La prima edizione c'era Solomon, c'era Solomon (Burke, n.d.r.). Che ti devo dire? Era grandissimo, e pesantissimo, sia come stazza che come levatura artistica. Pochi riescono a cantare da seduti, come faceva lui a causa del peso, riuscendo a tirar fuori dal profondo una voce unica. Torniano al presente e già cambio palco e ancora musica, la Antony Paule Soul orchestra per Larry Batiste, Kilah B, e poi ancora per il grande Willy West, e così grandi classici, e musica meravigliosa, e la storia è il momento, e gli artisti che per i giorni del Festival si alternano, si incontrano sul palco più volte, rendono questo appuntamento davvero prezioso. Come preziosa indubbiamente originale e di grande talento l’australiana, di base a Londra, Georgia Van Etten. In bianco, grandi pois neri la fasciano, sinuosa, fresca, ventisette anni, di grande personalità, timbro, talento puro, quando con la voce fa un assolo di tromba pressoché perfetto. Il pubblico, in religioso silenzio, vibra e poi applaude questa grande giovane artista. Lunga ancora la lista dei partecipanti, e il maestro, mito Wee Willy Walker prende possesso della scena, cantando alle radici del Soul, Gospel & Blues che muove e commuove. E ancora, ancora musica, ancora duetti: Salgado, poi ancora Chilly Bill Rankin, Wendy Moten, meravigliosa. Jam session costante qui a Porretta. Tony Wilson, grandissimo, e poi e poi, il Rufus Thomas Park è magico, come la musica che si crea, con l’emozione, la passione, e ancora la musica che fa la storia e non viceversa.
