di Raffaele Marseglia

LUCCA. Si è concluso il Lucca Summer Festival, una delle maggiori manifestazioni di musica a livello nazionale con una kermesse di grandissimo calibro. A chiudere l’edizione di quest’anno un artista che non ha bisogno di grandi presentazioni: Sting. Complice una splendida giornata di sole, Lucca si è riempita fin dal primo pomeriggio di immagini dell’englishman più famoso del mondo stampate su tshirt che sfilavano per le strade del centro. Molti i turisti che hanno colto l'occasione per visitare le varie attrazioni artistiche e per godere a pieno l’atmosfera di Lucca nei giorni del festival. Se Sting si sente un perfetto straniero a New York, lo stesso non si può dire della — ormai sua — Toscana: Buonasera a tutti! Sono molto felice di essere qui a Lucca. Poche parole accompagnate da un sorriso, poi subito spazio alla musica. Il concerto inizia con una Roxanne acustica, chitarra e voce, nella versione bossanova che Sting aveva pensato e scritto in principio.
L’atmosfera è magica, ma manca il tiro a cui la versione live di questo brano ci aveva abituato, con la jam nella parte finale. Si prosegue con l’energia travolgente di Message in a bottle e tutti i grandi successi, con una buona parte di repertorio dei Police. È stato fin da subito evidente che la voce non fosse in perfetta forma, a conferma dell’annullamento di due concerti per problemi alle corde vocali. Forte della sua esperienza, Sting ha comunque gestito al meglio le dinamiche della voce tra un pezzo e l’altro mettendo su uno show intenso ed emozionante. Nota dolente per un artista del suo calibro essere accompagnato da una band che non dà un accenno di espressione libera. Un pacchetto ormai consolidato e Sting che continua a suonare live, senza grandi pretese: tante sequenze e poco spazio al basso e al suo grandioso sound.
