LUCCA. Amplifichiamo volentieri, con il nostro modestissimo megafono, la serata conclusiva di questa quarta edizione del Lucca Blues Festival consumatasi, come di consueto, al Foro Boario di Lucca. Perché è una manifestazione preziosa, nata dalla fantasia sonora di Giancarlo Marracci, direttore artistico, che si avvale di uno stuolo agguerrito e motivato di volontari che a loro volta fanno da traino, foraggiandone le iniziative, a quelli di Emergency, anche ieri presenti con il loro striscione attorno al tavolino ricco di informazioni, raccolta firme e gadget. Anche ieri sera, 22 settembre, è andata all’incirca così, con la band del disertore Mike Greene (nella foto), riparato in Europa per non essersi voluto aggregare a quella spedizione sadica e suicida che fu quella dei Marines in Vietnam, sul palco e un gruppo nutrito di amici, appassionati, immarciscibili dj, autorità cittadine e politiche, parenti dei volontari e qualche giovanissimo miracolosamente attratto dalla realtà ad applaudirla.

Il richiamo artistico, epilogo naturale di questa quarta edizione, che come le precedenti e quelle che verranno si compone di una premessa in febbraio, si sviluppa in un lungo weekend di aprile e chiude il sipario con una serata conclusiva che ha più l’aria di essere un ringraziamento per quello che è successo e un impegno a non fermarsi, è stato il musicista statunitense, di origine polacca, Mike Greene, indefesso bluesarolo con qualche venatura country che ha diviso e condiviso il proprio sound con strumentisti, eccezion fatta che per l’amico indigeno Stan Street alla batteria, che conosciamo e apprezziamo da tempo: Michele Biondi alla chitarra, Roberto Marcianò al basso e Pee Wee Durante all’Hammond. La serata musicale, preceduta da una cena consumata sui tavolini disposti tra le ultime file della platea e un banco approntato alla bisogna per la distribuzione di caffè e alcolici, il tutto garantito da quella macchina eterogenea ma collaudata dei volontari, è iniziata con abbondante ritardo rispetto agli orari canonici e concordati. Nessun problema: il Foro Boario, disposto poco oltre le mura ma attiguo al cuore della città di Lucca, nutre di un ottimale isolamento urbano e acustico e un invidiabile parcheggio per le auto che consente agli organizzatori di eventi di prendersela con tutta la dovuta calma. Poco dopo le 22, però, la musica ha finalmente preso il sopravvento e nella sala, fino a quel momento distratta dal cibo, dalle bevande, da bilanci sui trascorsi e fantasie sul futuro, si è raccolta attorno ai fasci di luce che hanno illuminato il palcoscenico. Uno alla volta, da un backstage sotterraneo poco sul limitare più lontano della struttura, sono saliti i cinque musicisti e il sound si è immediatamente impossessato dall’intera atmosfera. I meno propensi ad un coinvolgimento fisico ed emotivo hanno preferito seguire i virtuosismi sonori dei performers dalle proprie poltroncine; qualcuno però, decisamente giovane e animato e armato da energia e illusioni, ha voluto festeggiare la serata in modo decisamente più appassionato, cantando, ballando e lasciandosi coinvolgere. Sul palco, la voce metallica di Mike Greene - che ha riportato il blues ai suoi standard più naturali e conosciuti, quelli che in molti vorrebbero chissà per quale motivo seppellire - ha potuto avvalersi di quell’inguaribile funkettaro, ma elastico a ogni tipo di sonorità, di Pee Wee Durante, dell’amico batterista Stan Street, collega di chissà quante esibizioni, della chitarra perfettamente a proprio agio di Michele Biondi e del basso, sempre meno appariscente, ma meravigliosamente e irreprensibilmente puntuale, di Roberto Marcianò. Poi, però, come succede sempre, si spengono le luci: gli indigeni organizzatori si guardano stanchi e soddisfatti negli occhi; i volontari riassettano orgogliosi del loro servigio la sala e i musicisti ripongono i propri strumenti, alla volta di un altro palcoscenico, di un’altra città per cantare. Il Foro Boario resta lì, per fortuna e alla quinta edizione del Lucca Blues Festival non manca poi così tanto.

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