LE CONTAMINAZIONI sono massicce, sontuose, pregnanti. Ma non invasive; non nuocciono alla potenza e all’originalità dell’autore e del suo nuovo lavoro. Anzi. Lasciarsi influenzare dalla poesia di Bob Dylan, da quella di Fabrizio De André, dalla musica fiabesca dei Jethro Tull è, artisticamente, un pregio, un privilegio, che Lorenzo Del Pero è riuscito a catapultare, con tutta la sua dignità e con tutto il suo dolore, nella sua nuova registrazione: Dell’Amore animale, dell’Amore dell’Uomo, dell’Amore di un Dio. Dentro, nelle tredici tracce che compongono l’intera manodopera cantautoriale, interamente manufatta dall’autore stesso e che vanta la produzione esecutiva della New Generation e quella artistica di Matteo Gaggioli, ci sono le catastrofi e le tragedie, gli abbandoni e i tradimenti, i ricordi e i rimpianti, sibilati a quel dio che da qualche parte dovrà pur sentirle, le sue grida e che non potrà che offrirgli una speranza. L’ascolto e il suono sono minimali, intimistici, essenziali. Non ci sono riff; la melodia mnemonica latita; i fronzoli sono restati debitamente chiusi nei cassetti di ben altre e mai sfruttate occasioni. Il contributo sonoro offerto dalla batteria di Alessandro Pieri, dal basso di Francesco Pirolo, dalle tastiere e dalla fisarmonica di Matteo Gaggioli, dal violoncello di Alice Chari e dall’arpa di Irene Betti sono un dettaglio acustico tanto indispensabile, quanto omissivo, appena accennato, che non si permette mai di prendersi la scena.

Come la chitarra dell’autore, del resto, binario imprescindibile di lamenti urbani ai quali solo la perduta quiete riuscirà a dare ristoro. In questo disco (che disco non è, ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore), prodotto dalla Vrec di Verona e promossa dall’ufficio stampa di David Bonato, Lorenzo Del Pero ribadisce, con la solita irreversibile, introversa e scostante certezza, l’indispensabilità intellettuale come fonte primaria e originale tanto della propria insofferenza, quanto delle sue creazioni artistiche. Un binomio indissolubile, al quale non ha mai voluto rinunciare, dal quale non si è mai voluto separare e che non ha nemmeno mai tentato di dividere, provando a cavalcarne, in circostanze favorevoli, onde alternativamente demagogiche e probabilmente foriere di maggior trasparenza. Per scriverne, di questa sua nuova immersione totale dalla quale ci auguriamo riesca a emergere per arrivare, tornato sul pelo dell’acqua, fino alla prima sponda, ci è stato offerto il lusso di ascoltarla in anteprima e in anteprima ci siamo sentiti in dovere di parlarne. Per ringraziarlo, prima di ogni altra cosa: della sua disciplina immorale, delle sue religiose blasfemie, del rigore artistico con il quale procede lungo la propria strada, costellata di riconoscimenti morali e che rappresentano, in modo esemplare, l’anonimato selvaggio. Li abbiamo ascoltati con cura, i tredici brani, che comprendono anche due intermezzi sonori e ci siamo inteneriti, nel nostro salotto, lontano da chiunque potesse e volesse manipolare la nostra sensibilità, soprattutto con Romina, con Verrà la pioggia (che è anche il primo singolo estratto dalla raccolta e già presentato), Misera cosa (Romance Durango, riveduta e corretta), A Silvia, con Sorella solitudine e Preghiera blasfema, argomenti, circostanze, posizioni, ideali e confessioni delle quali, con Lorenzo Del Pero, ne abbiamo parlato un sacco di volte, incontrandoci in città, perseguitati dalle nostre paure e illuminati dai nostri sogni. Mercoledì prossimo, 11 dicembre, a partire dalle ore 21, Dell’Amore animale, dell’Amore dell’Uomo, dell’Amore di un Dio sarà ufficialmente presentato al Funaro di Pistoia. Con l’autore saranno presenti, per questa cerimonia live, oltre ad alcuni dei musicisti presenti in studio, anche Vincenzo Lo Monaco alle tastiere, Francesco Biadene alla chitarra, Frank dd e Pamela Cerchi al violino. Al termine, chi avrà avuto modo di leggere questa recensione, potrà accusarci di esserci fatti benevolmente condizionare dall’amicizia che ci lega, fortunatamente e orgogliosamente, a Lorenzo; altri, invece, diranno che il disco, è molto di più di quello che siamo riusciti a raccontarvi.

 

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