di Raffaele Ferro

PISTOIA. Ha fatto letteralmente pulsare il cuore, il centro stesso che rende ogni volta la musica qualcosa di vitale, di essenziale, Ty Le Blanc, ieri sera, venerdì 28 febbraio, sul palco del Santomato Live. La meravigliosa orchestra di Nick Becattini (Keki Andrei all’ Hammond, Anacleto Orlandi al basso, le coriste Elisa Gherardi e Donatella Pellegrini, Paolo Scali al sax ed Enrico Cecconi alla batteria; la foto è di Giuliana Monti) è stata in effetti un vero cuore, il giusto sound per un contributo, più che per un tributo, alla musica della grande Aretha Franklin. Lasciando perdere l'ostinata intenzione di descrivere un concerto, si può solo dire che suonare, e cantare con energia e passione, è dare un contributo alla musica, e non fare un semplice tributo. Ty Le Blanc, artista internazionale di grande calibro, (In Italia la sua esperienza sul palcoscenico comprende esibizioni al Pistoia Blues Festival, al Venice Jazz Festival, al Trasimeno Blues e al Festival di Avezzano, tralasciando molti altri teatri e clubs) e vero portento vocale, ha fatto in effetti qualcosa di più che farci ascoltare, sognando quasi di essere ad un concerto della grande Aretha.
Ci sbilanciamo? Assolutamente no: esprimere al massimo emozioni in musica - avendone, come Ty, i mezzi - per realizzare il transfert, la gioiosa avventura del far rivivere una delle più grandi stelle del firmamento della musica, e farlo con maestria, presenza scenica immensa e allegria, è qualità di pochi. Con l'allegria propria dei protagonisti della black music, del soul, del blues e del funk, accompagnata - e qui sta la magia - da una specie di sofferenza, che dà la cifra indiscutibile della grande tradizione e dell'innovazione continua, innovazione che - almeno noi che questa musica la amiamo- abbiamo saputo captare. Uno show di due ore, una scaletta fenomenale - dopo l'intro della band e l’intervallo in cui Ty di è concessa una breve pausa -; brani come Chain of fools, Natural woman, A change is gonna, Respect, Forever And ever, Spirit in the dark, Freedom... E allora diciamola tutta, e facciamo quello che ci piace tanto; stravolgere il tempo nella narrazione per raccontare altro, ossia quello che Ty si è chiesta (e di cui abbiamo discusso il pomeriggio, nel tragitto in auto dall'aeroporto di Firenze al suo alloggio): come poteva Aretha cantare, in quel modo, con quelle intensità e calore, brani difficilmente eseguibili, per un intero concerto, magari appunto, per più ore? In questo si è manifestata la personalità originale di Ty, una donna stupenda e umile che, però, al momento dello show, sa quello che deve fare, e sa come farlo. Un talento e un background che, uniti alla magia e alla dote naturale, hanno regalato, come abbiamo accennato prima, come una perla preziosa, momenti di poesia musicale, esecuzione impeccabile, contributo a quello che Aretha Franklin ha saputo trasmettere, seminare, nel mondo della musica, di chi la suona, di chi la balla o che semplicemente e con amore l'ascolta con gioia commovendosi al tempo stesso.
