di Elisabetta Salvatori

FORTE DEI MARMI (LU). 5 aprile, Domenica delle Palme. Di scrivere un pensiero su questi giorni di pandemia, mi è stato chiesto una ventina di giorni fa e fino a oggi non avevo trovato un attimo di tempo; eppure sono a casa dalla mattina alla sera! Prima che tutto si fermasse, stavo facendo le prove per uno spettacolo e avevo da poco cominciato a lavorare su un testo. Con tutto il tempo che mi sono improvvisamente trovata avrei potuto affinare lo spettacolo e portare avanti il testo; invece, ho smesso di dedicarmici. Ho iniziato una cosa nuova, una storia vera, la vita di una donna che mi avevano chiesto di raccontare e che avevo detto di no. Questi giorni li passo a scrivere di questa donna e a sistemare la casa e il giardino, che sono ancora in disordine; ma ora, va già molto meglio di prima. Non è la prima volta che faccio così: in altri tempi sospesi, in cui ho avuto paura e ho dovuto attendere, mi sono comportata nello stesso modo. Quando mia madre è stata operata al cuore e ha passato un’estate in ospedale; poi finalmente è tornata a casa. E quando in ospedale c'è entrato Carlo Monni e dopo una ventina di giorni ci ha lasciati.
La mamma di luglio, Carlo d'aprile; stagioni ideali per stare in giardino, mettere le mani nella terra, strappare le erbacce, annaffiare, potare i gerani, dargli i fondi dei caffè e rientrare in casa col profumo dei gerani sulle mani. Questa volta non temo per qualcuno che mi è caro, temo per tutti, temo per gente che non conosco, per medici e infermieri che non conosco, ma che mi diventano cari. Guardo poco la televisione, prima non la guardavo mai; ora ascolto il Telegiornale, uno al giorno, e quando vedo la gente che canta sui balconi mi innamoro di quella gente lì. Bella, come le infermiere che rilasciano un'intervista velocemente prima di tornare in corsia, come Papa Francesco solo, un po' zoppicante, in piazza san Pietro. Credo che questo virus ci cambi. I morti che sta facendo sono numeri da guerra, ma in guerra c'è un nemico identificabile, che si odia. Qui invece si combatte senza odio, ci si unisce, pur stando divisi, con naturalezza, con la voglia di sostenerci a vicenda. C'è una gentilezza nuova, un prendersi cura che stiamo riscoprendo e credo ci rimarrà addosso. Quando, anni fa, intervistai i superstiti di Sant'Anna di Stazzema, le donne mi raccontavano che in quell'estate prima dell'eccidio si ingegnavano per non far capire ai bimbi com'era pericoloso quel momento. Penso ai genitori che oggi spiegano perché c'è da mettersi la mascherina, perché non si può uscire anche se c'è un bel sole e s'inventeranno storie magiche per nascondere la paura. La creatività del quotidiano, quella piccola, quasi invisibile che salva, che migliora le giornate, quei sorrisi di madri, di padri, di anziani, quei balconi palcoscenici da cui partono canti che sollevano pesi impossibili alla forza. Oggi è la Domenica delle Palme, in giardino ho un piccolissimo ulivo, stamani ne ho tagliato un ramo e sono certa che sia benedetto.
