PORRETTA (BO). Le lacrime, vere, poco prima di congedarsi dal pubblico del Parco Rufus Thomas di Porretta, nascondono, pochissimo, gli anni duri della gavetta, delle porte chiuse in faccia, delle promesse non mantenute, ma anche la forza della sua meravigliosa ostinazione. È una femmina esplosiva, Daria Biancardi (foto di Fiorenzo Giovannelli), in carne e in voce, in diaframma e in anima, con la coda dei capelli che le corre lungo la schiena e che le copre un tatuaggio verticale disegnatole lungo la spina dorsale. È bianca bianca, siciliana, ma ha gli acuti della migliore tradizione delle nere e più canta e più ha voglia e voce e forza di cantare. Porretta è una delle sue location ideali, perché Porretta, nei quattro giorni del Festival Soul – e siamo alla 35esima edizione -, è la location ideale per tutta la gente di pace e musica, amore e voce. Abbiamo qualche difficoltà a tessere ancora le lodi dell’evento, della perfetta commistione con la città tutta, dall’Amministrazione alle forze dell’ordine, passando per i commercianti, gli indigeni, le strade e i profumi; lo facciamo da quando Graziano Uliani, che prima di esserne il Direttore artistico è l’ostinato creatore dell’evento, ha capito, deciso e voluto che in quel fazzoletto dell’Appennino tosco-emiliano ci sarebbe stata la possibilità che una costola di Memphis, a luglio, si dislocasse a casa sua, e non come condizione coatta di confino, ma per la voglia di raccontare le voci e le gesta di là dall’Oceano Atlantico, che con i filtri dell’informazione e gli interessi di mercato, arrivano spesso deformate, imbalsamate, anche senza il ricorso alla chirurgia plastica. In questi trentacinque anni, noi ospiti tanto graditi quanto privilegiati, abbiamo raccontato una montagna, per nulla ostica da scalare, di una serie indefinibile di storie, aneddoti, credenze, leggende, alchimie stregone, benedizioni atmosferiche e una voglia, sconfinata, di stare bene e di far star bene chi decide di albergarci, anche solo per qualche ora. La musica, sontuosa dalla prima edizione e per nulla stanca o esaurita fino a chiederne il trionfale epilogo, diventa, paradossalmente, un dettaglio, importante e funzionale come tutto quello che le ruota attorno, in quelle agognate e insostituibili novantasei ore. E nessuno, tra il pubblico, giovialmente ordinato e per nulla incattivito da una società in caduta libera, gli addetti ai lavori e i giornalisti/fotografi accolti come manna dal cielo, si è mai permesso il lusso di fare anche delle semplici insinuazioni sull’autenticità del Soul. Che è uno stile ben definito della Musica, ma che in nome e in onore di chi ne ha scritto e cantato le prime note, non si è mai permesso il lusso di rivendicarne la paternità, accogliendo, fino a esaurimento posti, che sono infiniti, ogni contaminazione. E in quel meraviglioso andirivieni tra back stage e palco, con Rick Hutton a fare da vigile e intrattenitore, presentatore e istigatore di bis, con l’ormai rituale one more time, ieri sera, nella seconda serata di questa nuova edizione, la scena, le emozioni, la luce se le son prese Daria Biancardi, accompagnata, nel suo excursus artistico, da Fabio Ziveri alle tastiere, Gianluca Schiavon (un Sylvester Stallone in miniatura, ma animato dalla stessa identica energia) alla batteria, Pier Martinetti alla chitarra, Paolo Carboni al trombone, Andrea Scorzoni  al sax, Giancarlo Ferrari al basso e Franco Venturi alla tromba (un elenco di dati anagrafici e strumentali che senza il supporto di Palma Tossani non avremmo mai snocciolato e abbinato correttamente), scalza, ma con il cuore e il diaframma ben coperti e in grado di offrire, al pubblico che ha rumorosamente ringraziato, tutto quello che le è successo prima che il successo non le facesse rimpiangere di averci continuato a credere. Una voce mitteleuropea, nitida, acuta e poderosa, elegantemente invadente, che non teme inavvicinabili rivali accostamenti, ma che non perde l’umiltà di fornire la propria angolazione di come, dalla Sicilia, possa giungere, a Porretta e ovunque, il suo canto libero. Il meglio, a questa edizione del Festival, c’è già stato, la prima sera, quella dell’esordio, con quell’animale impressionante di MonoNeon; ah no, giusto: il meglio c’è stato subito dopo Daria Biancardi, con l’esibizione di Bobby Rush; che sbadati: il meglio arriva stasera, sabato, con i The Blues Paddlers. E domenica, per la quarta e ultima serata, non è domenica che ci sarà il meglio, con Katrina Anderson? A Porretta il meglio è di casa: c’è stato, c’è e ci sarà.

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