di Alessandro Giovannelli
PISTOIA. Nell’afa delle ore pomeridiane di ieri, giornata di chiusura di questa edizione del Pistoia Blues Festival, il labirinto di stradine e piazzette tra Via Roma, Piazza della Sala, Via degli Orafi e Via XXVII Aprile si è popolato di centinaia di giovani e meno giovani. I denominatori comuni: la passione per il rock e le magliette, di ogni colore e foggia, con logo e grafiche dei Queens of the Stone Age. In città si respirava un’atmosfera finalmente vibrante, un’attesa d’altri tempi. L’edizione 2025 del Pistoia Blues, sempre sotto la sapiente guida di Blues’In, ci aveva già regalato momenti di rara bellezza, ampiamente raccontati su queste pagine. A partire dal concerto di Marcus King del 4 luglio, un autentico tuffo nel profondo sud degli Stati Uniti. Voce graffiante, armonie chitarristiche, assoli slide, sezione ritmica granitica, tappeto di Hammond e tanto, tanto talento. Tutto perfetto. Impareggiabile per intensità emotiva. L’impetuoso chitarrismo di Paul Gilbert e il vigoroso southern dei Blackberry Smoke hanno caratterizzato la bella serata del 10 luglio. Poi, due giorni dopo, sabato, la serata tributo a Nick Becattini è stata una delicata celebrazione della vita e della musica di un uomo che tanto ha dato al blues italico, alla nostra città e al nostro festival. Il 15 luglio, lo si sapeva, avrebbe dovuto rappresentare la data del bagno di folla. L’arrivo dei Queens of the Stone Age (la firma della foto è di Fiorenzo Giovannelli) era atteso come il giorno della celebrazione della potenza del rock. La dimostrazione che la Piazza del Duomo di Pistoia è arena d’élite del rock/blues internazionale. Il groove desertico e viscerale di Josh Homme e soci ha seguito pedissequamente il copione. Quando le luci si sono abbassate e le prime note di Little Sister hanno spezzato il crepuscolo pistoiese, il boato del pubblico è stato istintivo, liberatorio, primordiale. La potente voce di oltre seimila persone. La band non ha concesso pause: i QOTSA hanno costruito, pezzo dopo pezzo, una setlist di grande ricchezza e varietà, alternando le hit più conosciute a brani meno noti ai più. Dopo l'attacco iniziale, sono arrivate in sequenza In My Head, Smooth Sailing, My God Is the Sun, Negative Space e If I Had a Tail. Da lì in avanti, il flusso si è fatto ancora più potente con Paper Machete, Time & Place e una splendida I Sat by the Ocean. Josh Homme ha dominato il palco con una miscela di fascino torbido e di carisma sciamanico. La scenografia, semplice ma efficace, fatta di giochi di luce e una generale prevalenza del bianco, sembrava voler lasciare alle geometrie medievali della piazza il compito di rendere memorabile l’impatto visivo dello show. Con Suture Up Your Future e Misfit Love la band ha rallentato e ipnotizzato, prima di riaccendere la miccia con una sensualissima Make It Wit Chu. L'atmosfera si è fatta onirica con Carnavoyeur e psichedelica con Monsters in the Parasol. Ma è da You Think I Ain't Worth a Dollar, but I Feel Like a Millionaire e Sick, Sick, Sick che il concerto ha definitivamente spiccato il volo. Il finale è stato un'escalation perfetta: The Lost Art of Keeping a Secret, Go With the Flow, la travolgente No One Knows e, come sigillo definitivo, una A Song for the Dead da togliere il fiato. La folla ha risposto con grande entusiasmo per tutta la durata dell’esibizione, anche nel corso di una prima parte oggettivamente meno incisiva di quei 45 minuti finali che hanno tolto ogni dubbio sul perché i Queens abbiano la fama di essere letteralmente una delle migliori band live al mondo. In un’epoca in cui i concerti tendono sempre più verso il business impersonale e l’esperienza premium a pagamento, il Pistoia Blues rimane una roccaforte di autenticità. Merito dell’associazione Blues’In, che da quarant’anni cura il festival con passione e competenza, riuscendo ogni volta a coniugare nomi di livello internazionale con la rassegna di suoni d’autore dedicata alla musica italiana, sotto la targa Storytellers, il tutto all’insegna di un’organizzazione accessibile e genuina. Prezzi dei biglietti onesti, nessun token digitale o dispositivi cashless cervellotici: solo musica, piazze e l’idea meravigliosamente semplice che ascoltare una grande band debba rimanere un diritto democratico. Il concerto dei Queens of the Stone Age al Pistoia Blues 2025 non è stato solo un grande live rock: è stato un frammento di futuro capace di dare nuovo slancio e vigore al passato glorioso del Festival. La musica, quando è così viva e potente, ha ancora il potere di cambiarci. E Pistoia, per una sera, è stata la capitale del deserto.
