PISTOIA. Il dubbio che ci stessero prendendo bellamente per il culo, per un attimo, ci ha assalito, dobbiamo essere onesti. La bellezza rovesciata ha un limite, pensavamo, mentre sul palco del Funaro, a Pistoia, Claudia Marsicano dava corpo, vita, poesia, musica, ritmo, armonia e soprattutto intelligenza all’ultima pro-vocazione di Silvia Gribaudi, R.OSA – dieci esercizi per nuovi virtuosismi -. E quando eravamo sul punto di ricrederci, l’ansia che si trattasse di un’impressione è tornata a impossessarsi dei nostri sensi ancor più prepotentemente. È successo quando in uno degli esercizi, Claudia R.OSA Marsicano ha invitato il pubblico del Funaro a seguire le sue piroette da convention, quelle che si addicono parecchio agli stages dove si insegna a guadagnare una fortuna in poco tempo, o dove il santone di turno infligge ai suoi seguaci gli anatemi della subalternità.

Avremmo potuto anche soprassedere ai nostri timori iniziali e decantarvi, da sùbito, l’irriverente e dissacrante profondità di Silvia Gribaudi, che sceglie per questa sua nuova esagerazione-illuminazione il corpo ultra appesantito della straordinaria Claudia Marsicano (premio Ubu 2017 come miglior attrice under 35), imponendo immediatamente un veloce stravolgimento dei protocolli dell’immagine femminile, ai quali, da sempre, si abbinano bellezza e fascino, premesse che danno a loro volta puntualmente adito al successo, quello che esclude dalla competizione tutte quelle che non sono deontologicamente presentabili. Nel mondo della cultura non è la prima volta che si tenta di provare a suggerire, all’occhio e al gusto dell’osservazione, ciò che non collima con i canoni e gli artifici della perfezione. Fino a ora, le sporadiche e temerarie tecniche d’assalto, oltre che provocare immediati scalpori e scatenare mea culpa generazionali, hanno lasciato ben poco spazio alla condivisione artistica, restando fiori all’occhiello di nicchie costrette a mostrarsi lontano dai circoli aziendali. Ma l’idea, seppur non nuovissima, resta geniale e soprattutto scombina del tutto i criteri di gradevolezza, che sono costretti ad allinearsi, invece che alle misure, ai sorrisi e alle sporgenze, all’umorismo britannico e alla capacità, reale, di fare spettacolo, proprio come ha fatto Claudia Marsicano: brevi saggi vocali a cappella; una stratosferica motilità ginnica; una denigratoria padronanza della lingua inglese; un elevato semiserio senso umoristico dell’esistenza; un'imbarazzante facilità e genialità nel legare e collegare parole, significati e esternazioni fisiche e una stupefacente duttilità facciale, quella che ha esibito nell’ultimo esercizio di R.OSA prima di congedarsi dal pubblico in grande stile hollywoodiano, scivolando magicamente e leggiadramente sull’acqua appositamemnte gettata poco prima sul tartan che ha ospitato la sua performance, con un corpo che non è mai stato contattato dalla pubblicità, dalla moda e dalle tendenze. I dubbi che si fosse stati ostaggio, con R.OSA, di una grande presa per i fondelli, si sono dissolti solo al termine della serata, in verità, quando abbiamo capito che per il culo ci hanno sempre presi prima della rappresentazione e che lo continueranno a fare, imperterriti, anche dopo, nonostante lo si sia sempre saputo e qualcuno ce l'abbia voluto anche ricordare.

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