di Sara Pagnini
FIRENZE. Un interessante dialogo tra danza e arte visiva racconta Maurizio Cattelan, artista noto e controverso, l’artefice di La Nona Ora (Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite), o Comedian (la banana attaccata al muro con lo scotch). L’originale progetto monografico (debuttato a Parigi) andato in scena a Firenze, venerdì 14 novembre, presso il PARC Performing Arts Research Centre, è figlio del Centro Coreografico Nazionale/Aterballetto. Il giornalista e divulgatore culturale Nicolas Ballario prende per mano il pubblico, con la sua voce calda e pastosa - quei timbri vocali eufonici che mettono appetito al sentirli -, tracciando un percorso narrativo che intreccia arte contemporanea e performance. I corpi di due giovani ballerini, Alessia Giacomelli e Kiran Gezels, mettono in scena in modo inedito alcune opere del celebre artista visivo traducendo in movimento l’ironia e le contraddizioni delle opere di Cattelan, ma anche tutto il dolore che le sue opere trasudano. Sulla struggente aria di Handel, la danzatrice interpreta, vestita di un calzoncino corto con bretelle da ragazzino e indossando una maschera che riproduce un viso freddo e squadrato di uomo adulto e impassibile, l’opera di Cattelan intitolata Him, che ritrae Adolf Hitler in ginocchio in preghiera con il volto pensoso, malinconico, con gli occhi lucidi imploranti e il corpo minuto di un ragazzino. I significati possono essere molteplici, insieme alla forte provocazione, che la coreografa Lara Guidetti accoglie creando passi e movimenti taglienti e inquietanti che contrastano con la delicata melodia di Handel e le parole dolcissime dell’aria: Lascia ch’io pianga la mia crude sorte, e che sospiri la libertà. D’altronde Ballario ci dice di non cercare significato nelle opere d’arte; l’arte non ha un significato univoco; nessuna interpretazione sarà giusta e nessuna interpretazione sarà sbagliata, tanto più per Cattelan, l’artista dell’illusione, irriverente quanto scomodo. Questo in estrema sintesi è stato lo spettacolo Visioni del corpo. Maurizo Cattelan che fa parte di un’intelligente e originale rassegna diffusa nei cinque quartieri di Firenze, in spazi non convenzionali, iniziata l’11 ottobre e che terminerà il 29 novembre, guidata da Saverio Cona (presidente e direttore artistico Stazione Utopia). Il nome della rassegna è KOMOREBI termine giapponese che sta ad indicare la luce del sole che passa tramite i rami e le foglie degli alberi, quella che luccica ma non ferisce gli occhi. KOMOREBI risveglia dal torpore autunnale e lascia filtrare la luce su persone, luoghi e idee.
