di Consuelo Canella
FIRENZE. La coreografa statunitense Twyla Tharp torna in Italia dopo più di 25 anni di assenza, con una serata - in prima nazionale al teatro Verdi di Firenze - che celebra i cinquant'anni di onorata attività artistica. Apre lo spettacolo The country dance, un lavoro creato nel '76, su musiche folk americane. Coreografia per quattro elementi, in cui prevale lo stile modern jazz e alcuni richiami all'american tap dance; un non perfetto tempismo dell'unico elemento maschile del gruppo fa purtroppo perdere quella fluidità e dinamicità, tipiche delle coreografie della Tharp.
Il secondo motivo, intervallato da un quarto d'ora accademico nel quale abbiamo il tempo di radiografare il pubblico, in massima parte statunitense e con una discreta rappresentanza di danzatori indigeni, presentato in anteprima mondiale, Beethoven Opus 130, sulle musiche di Beethoven, naturalmente, vede in scena otto danzatori: protagonista maschile, Matthew Dibble, decano della compagnia Tharp. Coreograficamente complesso e articolato con un susseguirsi e intrecciarsi di pas de deux e assoli dove prevalgono le linee morbide ed eleganti proprie del balletto classico. A chiudere il programma, della serata " Brahms Paganini", coreografia del 1980 creata per sei danzatori. Notevole per durata e difficoltà tecniche l'assolo maschile, "Libro I", che vede protagonista Reed Tankersley, con un'esecuzione tecnica impeccabile, ma poco coinvolgente dal punto di vista espressivo (la mente richiama la visione di uno degli interpreti più rappresentativi di alcune coreografie della Tharp, Mikhail Baryshnikov, istrionico e camaleontico danzatore del XX secolo, dotato di una presenza scenica capace di calamitare l'attenzione dello spettatore più distratto). Nel Libro II - il secondo quadro di Bhrams Paganini - ancora uno sfoggio di virtuosismi tecnici e fusione di modern dance e classical dance, con un ensemble femminile degno di nota per rigore e pulizia tecnica, soprattutto rispetto a quello maschile. L'inesauribile Twyla Tharp continua a creare e stupire, con la sua sapiente abilità di miscelare stili di danza completamente diversi: ci auguriamo veramente di godere ancora per molto tempo del suo geniale estro coreografico, casomai con un intero corpo di danza all'altezza della sua espressività.
