Ellesse
PISTOIA. Fino a valle non ci è arrivato nemmeno ieri, nel tardo pomeriggio. Si è fermato a Spedaletto, che dalla sua Pavana dista non più di venti minuti, in macchina. Ad aspettarlo, al Ristorante Lago Lo specchio, oltre ai titolari organizzatori dell’evento, un sacco di gente, e pochissimi giovanotti, decisa a coniugare l’utile, vederlo e sentirlo parlare, al dilettevole, sottrarsi dalla calura della città. Non canta più, Francesco Guccini, 76 anni e parla di sé e dalla sua vita con la parsimonia che lo contraddistingue, da sempre. Non suona ormai da un po’ di tempo, ma solo “perché non ne sento più il bisogno”. Il suo, comunque, come si usa dire, l’ha fatto e abbondantemente, scrivendo e cantando parole, strofe e rime memorabili di stagioni perdute, vero, ma indelebili e con le quali, se si decidesse un giorno di tornare indietro, non si potrebbero non fare i conti.
“Sono cambiati i tempi, per fortuna, senza sapere se in bene o in male. Il mio, di scrivere canzoni, è terminato; non è scaduto il mio impegno civile, che continua a inorridire al cospetto di quello che succede praticamente tutti i giorni in troppi angoli della Terra. Ma anche quando cantavo canzoni e le suonavo, non ho mai pensato che le mia voce potesse produrre effetti rivoluzionari. Ho solo cantato quello che ho sentito il bisogno di scrivere e di raccontare agli altri. Cosa, del resto, che continuo a fare ancora; ho smesso di imbracciare la chitarra, ma non ho smesso di raccontarmi agli altri: spesso, il passato e i ricordi, sono le uniche cose che ci restano; il futuro non lo conosciamo e il presente viaggia troppo velocemente”. Al ristorante Lo Specchio di Spedaletto, Francesco Guccini è stato invitato come quarto ospite della rassegna Un tempo lento, che si è consumata in altrettanti tardi pomeriggi con altri personaggi legati a doppio filo con i versanti appenninici e ai quali è puntualmente e inesorabilmente seguita la cena, in uno dei ristoranti più accoglienti, non solo per il rapporto qualità/prezzo, dell’intera provincia. Sul tavolo dell’oratore, oltre al pacchetto di sigarette - difese e teorizzate con l’assioma che ci sono più morti sul lavoro, che per l’effetto del fumo -, anche Tra i castagni dell’Appennino, il suo ultimo libro, scritto a quattro mani in compagnia dell’amico antropologo Marco Aime. Il volume parla di un viaggio, nemmeno tanto immaginifico, fino alla sua Pavana, lungo la strada ferrata della Porrettana, una linea ferroviaria che sembra essere completamente esclusa tanto dall’alta velocità, quanto da percorsi culturali che desiderino restare fuori dalla corsa verso il nulla, nonostante i tentativi, spesso goffi, da voli di tacchini, delle varie Amministrazioni. Angoli di terra e di cuore restati immuni dagli interessi, anche perché spesso esclusi dai collegamenti telematici e dunque fatti fuori dalla rete delle piattaforme sociali. Ed è lungo quelle pendici che la memoria si aggancia alle arie indimenticabili delle canzoni di Guccini, quelle con le quali almeno due generazioni han provato a costruirsi le ali per provare a volare altrove, salvo poi accontentarsi di trovare un impiego all’agenzia bancaria meno distante da casa. Le cose, infatti, sono poi andate diversamente; la piega che la storia degli uomini ha preso, ha portato l’umanità in tutt’altra direzione. Nel suo orto, comunque, Francesco Guccini, nonostante l’età, la stanchezza, quel senso di profonda disappartenenza e le disillusioni, continua a seminare. Dal 2 al 4 settembre prossimi, tanto per fare un esempio, il primo e il prossimo, sarà a due passi da casa sua, nell’attigua Porretta Terme, al Parco Rufus Thomas, quello del Soul Festival, a raccontarsi ancora. Tre pomeriggi scanditi su altrettanti aspetti di Francesco Guccini, con interventi di autorità e celebrità, non solo del campo musicale e dei quali, parte del ricavato, verrà consegnato, in beneficienza, ad Emergency, l’associazione Onlus di Gino Strada, quella che combatte una guerra persa, quella dei poveri contro i ricchi: perché servono fatti e non pugnette!
