PISTOIA. Uno spot, in diretta e senza prove, per Radio Monte Carlo, l’emittente monegasca che trasmette, puntualmente, musica di ottima fattura e che la sera, poi, diventa fascinosissima, di gran classe, appunto. Rebecca Scorcelletti è un diaframma colto, una vocalist dotta, un’attenta lettrice di storia e folk, un’appassionata musicista, una signora dotata di un sex appeal incalcolabile, una donna che riesce spesso a schivare gli uppercut della vita; quando li incassa, sa metabolizzare il dolore e trova il modo per come rialzarsi, come se non fosse successo nulla. Tutte queste cose non le abbiamo certo scoperte ieri sera, alla libreria Lo Spazio, in via dell’Ospizio, a Pistoia, dove la cantante livornese, da tempo naturalizzata a Pistoia, ha dato vita a un nuovo giovedì da Mauro, Voice-Only, con una sontuosa esibizione a cappella, chiedendo conforto solo al diapason che ha fatto brillare prima di ogni singola esibizione.

La scaletta, preparata con la disinvoltura di chi non si cura delle frivolezze e con la caparbietà di chi apprezza solo e soltanto la serietà, prevedeva sei brani, anzi, due coppie da tre brani: in inglese, anzi, americano, il primo step, in portoghese, anzi, in brasiliano, il secondo. Ma non si è limitata a calarsi nell’animo dei sei interpreti originali, Rebecca: ha voluto spiegare, ad un pubblico non numerosissimo, ma per questo ancor più orgoglioso di esserci stato, il motivo di ogni singolo motivo, la storia di quelle canzoni e la scelta di volerle affrontare proprio questa sera, al cospetto di pochi intimi, confidando nelle follie progettuali di Mauro Pompei, il titolare della libreria, che l’ha convinta a fare a meno di ogni supporto musicale. Prima dell’intensa rappresentazione canora, i fedelissimi dello Spazio si sono dilettati con le vivande preparate da Alice Trippi e tranquillizzati con il vino offerto dal locale, un mix culinario e alcolico che ha predisposto al meglio la ricezione dell’offerta. Ha aspettato l’arrivo delle ultime due amiche non ancora presenti all’appello, Rebecca. Poi, con il suo libro dei concerti appoggiato su un leggio di improvvida fortuna, ha iniziato a volare. La melodia e l’amelodia – quest’ultima giustificata e cercata proprio per la rinuncia al supporto strumentale – si sono fuse e confuse con una velocità e naturalezza impressionanti, rapendo all’istante i presenti. Di fuori, intanto, la pioggia, annunciata perentoriamente da ogni previsione meteo, ha iniziato a scendere, ma senza l’invadenza dei rovesci: bastava aprire l’ombrello, per riuscire a non bagnarsi. Dentro, illuminata alla spalle da un solo piccolo occhio di bue, la luce di Rebecca, il calore delle sue corde vocali, la gentilezza della sua profonda conoscenza della storia della musica popolare, la simpatia della sua intelligenza, la versatilità timbrica che le consente di passare, con disinvolta coscienza, da un blues primordiale ad uno dei brani standard della cultura brasiliana. Terminata l’esibizione annunciata, le abbiamo chiesto, senza chiederglielo, un bis. E allora, a dimostrazione del suo poliglottismo, ha concesso a noi, spettatori, ma anche a lei, protagonista e alla sua voglia di stupirsi e di convincersi che un altro mondo è possibile, ancora due brani; il primo in francese. Poi, come tutti i giovedì allo Spazio, che terminano puntualmente prima che le altre danze notturne abbiano inizio, si è chiuso il sipario. Perché la musica, a un certo punto, finisce, naturalmente: con Rebecca, però, gli amici restano.

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