PISTOIA. La rabbia, composta e il dolore, concentrato e convertito al diritto di sapere, sono un tutt’uno con i lineamenti nobili, il carnato tenue e il sangue blu di Carolina Orlandi, conosciuta ieri, nella sala delle presentazioni della libreria Lo Spazio, in via dell’Ospizio, a Pistoia, con il suo libro d’esordio, Se tu potessi vedermi ora (Strade blu – Mondadori). La giovane figlia acquisita di David Rossi non si è ancora data giustamente pace a proposito della misteriosissima morte, avvenuta il 6 marzo del 2013, del funzionario della comunicazione del Mps. Su quella strana caduta dal terrazzo si è detto tutto e il contrario, ma scritto pochissimo, soprattutto sui registri della Procura della provincia toscana, che ha già chiuso il fascicolo derubricandolo all’insondabilità di un suicidio.

A indurre la Procura di Genova (che proprio stamani, 14 aprile, ascolterà Carolina Orlandi) a fornire nuove testimonianze e probabili agghiaccianti verità sulla vicenda ci hanno pensato alcuni colleghi de Le Iene, che sono andati a ficcanasare sui vizi di alcuni intoccabili della città del Palio, scoprendo peccaminosi e compromissori altarini che si consumavano tra le mura di sontuose ville disseminate lungo le ridenti colline che proteggono, come nella migliore tradizione massonica, la città tutta. Non abbiamo alcuna intenzione di aggiungere dubbi (quelli che ci sono bastano a riempire un volume enciclopedico) alla vicenda, né di parlarvi del libro, che non abbiamo letto e che probabilmente non leggeremo. La cosa che ci ha toccato, meravigliato e commosso è la ferma, lucida, tassonomica volontà di questa bellissima ventiseienne aspirante giornalista/documentarista (lo diverrà, ne siamo certi), che è riuscita a dividere, nettamente, il dolore della sfera privata dalla rabbia sociale, politica e culturale che sembra essere riuscita a ingoiare il caso tra i tanti, troppi, che infestano, con le loro inspiegabili archiviazioni, il paese ormai da decenni. A iniziare dalla copertina del libro, che riproduce un quadro dipinto da David Rossi regalato, in tempi non sospetti, ma preveggenti, a Carolina e che lei ha subito deciso di appendere nella propria cameretta, sopra il letto: sono maschere allineate, ma indefinite, che si affacciano su una finestra; il titolo è Incubo. Un libro che Carolina Orlandi ha scritto per provare a metabolizzare il dolore scaturito dalla fine, delittuosa, di un sentimento vero perché costruito nel tempo sulla stima e la fiducia tra un uomo che ha provato a diventare padre di una figlia/bambina per la seconda volta che nel frattempo è diventata una donna. Tutto questo lo ha raccontato proprio Carolina, sollecitata al confronto da una platea di spettatori, soprattutto spettatrici, incuriosite dalla vicenda, dal clamore mediatico televisivo e, insindacabilmente, dalla sua disarmante e indefessa tenerezza, affiancata in questa tappa pistoiese dal collega de La Nazione Daniele Bernardini, che ha presentato il volume e moderato gli interventi. A Carolina, augurandole tutto il bene che merita, le vogliamo dire ancora (lo abbiamo già fatto in libreria) di provare a non retrocedere nemmeno di un millimetro dalla sua fame di giustizia e verità, ma di farlo con la insondabile consapevolezza di non venirne mai a capo. Non è la prima, Carolina Orlandi, a doversi arrendere a un’illogica evidenza. E non sarà nemmeno l’ultima.

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