PISTOIA. Siamo ormai all’autotutela. Ci resta poco altro e dobbiamo davvero augurarci che il vento increspi, intercetti, rallenti e annulli le manovre della follia collettiva e renda agli uomini di tutto il mondo il senso corretto, l’unico, del resto, della vita. La meravigliosa serata trascorsa l’altro giorno alla Fondazione Tronci di Pistoia, con i riflettori puntati sul palcoscenico allestito nel giardino dell’ex Convento, ha voluto riassumere questo concetto. Certo, il serpeggiante odio verso l’inumanità di troppi israeliani, fiancheggiati dalle truppe statunitensi, ha trasformato Il canto della balena da collettivo connettivale di salvaguardia culturale in una delle ultime risorse e speranze capaci di finanziare e coltivare la difesa del popolo palestinese, senza pace, da troppi anni, ma anche senza casa, cibo, acqua e medicinali, negli ultimi due. Il pretesto del concerto/comizio di ieri sera, però, aveva soprattutto un senso musicale, artistico, morale ed era quello di festeggiare il quasi mezzo secolo One Love, una delle tante canzoni iconiche di Bob Marley e del suo reggae, genere musicale che a noi, a parte qualche motivo semplicemente indimenticabile, non ha mai fatto impazzire. Ma i distinguo, ieri sera, non si potevano concentrare sulle melodie, anche se tutti quelli che hanno popolato il palcoscenico, di musica, se ne intenda parecchio, perché è di musica che sopravvivono e per questo, oltre a De André e i 99 Posse, il tempo dedicato al sonoro avrebbe potuto essere maggiore, soprattutto pensando alle indiscutibili qualità strumentali e canore di Luca Forni, Bunna, Papi Thiam e tutti gli altri che hanno animato la serata. Certo, ieri sera occorreva affilare la sensibilizzazione, perché mentre noi disquisiamo sull’abuso della tecnologia, sull’utilità del pilates e sulle diete mediterranee, a Gaza, bambini, vecchi e donne stanno vivendo, ormai da oltre mezzo secolo, una statica annichilente deportazione, con il silenzio e dunque la complicità del mondo intero, che finge di solidarizzare, ma che non si astiene dal mantenere vivo, con i loro aguzzini, rapporti commerciali, import/export, culturali, diplomatici e politici e soprattutto continuando a scaricare nei loro arsenali le bombe intelligenti fabbricate e fornite dall’Europa senza peccato. Infatti, la scelta artistica, quella del Direttore del Centro Tronci, Gennaro Scarpato, di voler dedicare al pacifismo giamaicano di Marley, musica e parole, voleva, riuscendoci, concentrarsi sulla mattanza palestinese e far raccontare agli spettatori superstiti, Antonella Bundu su tutti, che stanno provando ad intercettare quella blasfemia, cosa stia veramente succedendo in quei territori e nelle loro immediate vicinanze. Ecco perché, oltre alla musica, c’è stato tempo e modo di dare spazio e voce ai sostenitori della Freedom Flottilia, che sono quel nugolo di provocatori che invece che spiegarci come gira il mondo spernacchiando dagli studi televisivi di Saxa Rubra e Cologno Monzese, si imbarcano su zattere e vanno a prendere mazzate dai coloni israeliani, quelli con quelle facce da tossici hipster e quelle inguardabili treccine sulle tempie. Una serata importante, impreziosita da interventi e dichiarazioni di chi, le barricate, non le fa con i mobili degli altri, ma vivendo a rischio, sulla propria pelle, quello che dovrebbe essere primaria necessità per la libertà di ogni singolo individuo. E siccome non abbiamo alcuna voglia di impartire lezioni, né di ridurre l’effetto propaganda a chi si sta guadagnando un posto all’inferno, prima di congedarci dai lettori ci preme sottolineare la bellezza dell’intervento di Roberto Luti, che senza proferire sillaba su quello che sta succedendo, con le sue chitarre, che trasudano blues, funk e world music, ha forse offerto la migliore testimonianza, suonando quello che solo anime sgombre da peccati imperdonabili, possono godere; e senza dimenticare la nostra incredulità sul fatto che mercoledì, alla Fondazione Tronci, in una meravigliosa serata organizzata in favore del martoriato popolo palestinese, proprio all’indomani, per coincidenza, delle elezioni comunali che hanno riconsegnato la città al centro sinistra, nessuno, tra Sindaco, Vice Sindaco e vecchi e nuovi compagni delle liste spazzadestra, abbia voluto portare i saluti all’iniziativa da i nuovi inquilini di Palazzo di Giano.
