
IL CALCIO perde un indiscutibile goleador. Certo, il pallone lo ha strapagato, come succede a tutti i suoi colleghi, non solo del rettangolo verde; lo sport muove una ricchezza planetaria e i suoi interpreti valgono, con le loro esibizioni, fortune imbarazzanti. Ma Igor Protti, oltre che essere stato un calciatore che ha regalato gioie immense ai tifosi delle squadre nelle quali ha militato, è stato, prima, durante e dopo, un Uomo, che ha sempre diviso e condiviso, con chi gli ha gravitato intorno, le sue fortune. Non voglio annotarvi le sue imprese; chi ama il calcio le ricorda perfettamente tutte, né ho chicche biografiche da sfoderare oggi, il suo ultimo giorno. Ricordo, però, la sua faccia, i suoi modi, la sua schiettezza, la sua onestà, la sua simpatia. Ricordo la sua umiltà, che lo ha tenuto lontano da qualsiasi rotocalco mondano; ricordo la sua semplicità; vivere con la gente e tra la gente nonostante fosse stato, in campo, un vero e proprio marziano, autore di prestazioni maiuscole, gol determinanti e leggendari, trascinatore seriale, umorale e civile di intere formazioni, che si sono strette attorno ai suoi gol e al suo modo di concepire l’esistenza. E ricord(iam)o la sua impotenza, manifesta e sussurrata, di non essere riuscito a sconfiggere il male che lo ha ucciso. Certo, lascia ai posteri, tutti, solo e soltanto giocate imprevedibili e reti meravigliose, oltre a importanti attesati di umanità, solidarietà e sensibilità; Amedeo Modigliani e Pietro Mascagni, tanto per citare due suoi (anche se era nato a Rimini) più illustri concittadini, potranno restare tranquilli: non sarà Igor Protti e spodestarli dai loro scranni, né a sostituire, sulle pagine della storia, le sue immagini alle loro. Ma la sua morte, oggi, non ci voleva proprio; non solo perché morire a cinquantotto anni fa incazzare, ma perché di questi tempi, di uomini veri, ce n’è sempre meno.
